Outlast Trinity, recensione del videogioco più horror di questa generazione

di Onofrio Marco Mancini
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outlast trinity

Se si parla di videogiochi horror, il pubblico mainstream pensa subito a Resident Evil. Questa saga, seppur registrata in tale categoria, ormai è sempre più lontana dal vero horror. Se si cerca del vero spavento, emozioni forti e tensione, bisogna virare su Outlast. Per avere una visione del quadro globale abbiamo provato Outlast Trinity, ovvero la “trilogia” completa, se così si può chiamare, dell’intera saga. Outlast Trinity è composto infatti dal primo Outlast, dal suo DLC Whistleblower, e da Outlast 2. Ecco le nostre impressioni.

Outlast Trinity: la paura attraverso la videocamera

Per procedere con ordine partiamo dal primo Outlast, anche se bisogna precisare che i due titoli “numerati” non sono collegati. Chi non ha mai giocato al primo Outlast potrà giocare tranquillamente ad Outlast 2 perché le trame sono slegate. Il primo capitolo ha inizio grazie ad una email. La lettera, mandata in forma anonima, parla di atrocità avvenute nell’istituto psichiatrico di Mount Massive. Il destinatario è un giornalista che decide di indagare sull’accaduto. Il gioco ha così inizio con il protagonista che arriva in auto presso l’istituto ed entra di soppiatto per capire cosa sta succedendo.

Il gioco è un survival horror in prima persona. In altre parole vediamo dagli occhi del protagonista e attraverso la sua telecamera. Per gli amanti dei film horror la tipologia ricorda un po’ The Blair Witch Project, o in tempi più recenti la saga Rec. Non staremo di certo qui a descrivere gli orrori e i pericoli presenti all’interno di Mount Massive, ma possiamo avvertirvi su un aspetto: se siete deboli di cuore non acquistate il gioco! La tensione è palpabile, lo spavento (ben definito dall’espressione anglofona jumpscare) è sempre dietro l’angolo, e il plot è davvero coinvolgente. Il punto di forza sul quale hanno puntato gli sviluppatori di Red Barrels è che siccome il protagonista è un normale giornalista, non è capace di manovrare armi o veicoli speciali, non può affrontare i “cattivi” che lo inseguono. In ogni situazione di pericolo dunque avrà soltanto tre scelte: nascondersi, scappare…o morire.

Il primo Outlast è uscito nel 2013, Red Barrels era ancora una piccola casa sviluppatrice e pertanto la grafica non è proprio eccelsa. Ma visto che la gran parte del gioco si svolge al buio, e noi siamo agevolati soltanto da una telecamera a infrarossi, questo aspetto passa decisamente in secondo piano. La giocabilità è ottima, non ci sono comandi troppo complicati ed è tutto molto credibile. Se proprio vogliamo trovargli qualche difetto, possiamo indicarne due: la scarsa longevità e la ancora più scarsa rigiocabilità. Outlast infatti ha una durata di circa 5-6 ore al primo walkthrough, un po’ di più per i giocatori più fifoni. Inoltre non ha finali alternativi o bivi, pertanto una volta terminato il gioco non si è più spinti a rigiocarlo.

Outlast: Whistleblower, l’avventura da un altro punto di vista

Whistleblower è uscito circa un anno dopo il primo Outlast ed è servito un po’ per “completare” la trama. Il DLC infatti dà alcune risposte alle domande lasciate in sospeso nel primo capitolo. La sostanza non cambia, la grafica e la giocabilità restano le stesse, magari Whistleblower è soltanto un po’ più splatter. Ricordate l’email da cui tutto è partito? In questo DLC impersoniamo proprio colui che ha redatto la mail e così saremo costretti a ripercorrere i corridoi di Mount Massive (e non solo) nei suoi panni.

Dopo aver giocato al primo Outlast, probabilmente potreste pensare che Whistleblower non vi farà più paura. Non è così, la tensione è la stessa, gli “jumpscare” avvengono anche qui e gli sviluppatori sono stati anche abbastanza furbi da rendere più complessa in alcuni casi la fuga, proprio per non far adagiare l’utente che pensa di riutilizzare le stesse tecniche del capitolo principale.

Outlast Trinity si conclude con Outlast 2

Quattro anni dopo, ossia nel 2017, esce Outlast 2 che conclude questa sorta di trilogia di Outlast Trinity. Come detto, la trama è completamente slegata dal primo capitolo. In questo modo se un utente non avesse giocato al primo Outlast potrebbe tranquillamente giocare al secondo. Nonostante sia stato molto criticato, riteniamo Outlast 2 un grandissimo gioco. La storia è sempre coinvolgente, riguarda ancora giornalisti che mettono il becco dove non dovrebbero, e si ritrovano coinvolti in una storia di sette religiose e fanatismo. Ma ci sono dei “plus” rispetto al primo capitolo. Tanto per cominciare la grafica, molto più moderna e accattivante. Anche la fluidità del gioco ne guadagna. Poi, se ancora non avete subito un attacco di cuore con i capitoli precedenti, potreste provare a farvelo venire giocando a questo indossando un visore per la realtà virtuale. Insomma, essere immersi completamente nell’universo di Outlast non è una cosa per tutti.

Il “divertimento sadico” rimane inalterato, i momenti di tensione ci sono e anche in questo caso non siamo dei supereroi ma per salvarci la vita possiamo soltanto scappare. Anche dal punto di vista della longevità la situazione è migliorata: la durata di Outlast 2 equivale all’incirca a quella del primo Outlast e di Whistleblower messi insieme. 8-10 ore di gioco cominciano ad essere sufficienti. Non viene risolto invece il problema del finale: non vi sono finali alternativi né bivi nel gioco e così, ancora una volta, un solo walkthrough sarà sufficiente.

Conclusioni

Per chiudere il discorso su Outlast Trinity possiamo affermare che se siete appassionati di horror (gli horror veri) non potete perdervelo. Abbiamo provato tanti giochi dello stesso genere e nessuno ha garantito una linea di tensione sempre alta come questo. Il secondo capitolo mantiene le aspettative del primo, e la possibilità di giocarlo con il visore ne aumenta il valore. I punteggi, a nostro parere, sono elevati in tutti i settori. Peccato soltanto che, se non siete dei gamer hardcore a cui piace cimentarsi sempre con nuovi livelli di difficoltà, la rigiocabilità è molto ridotta. Un gran gioco senza dubbio, ma che finirà molto presto sul mercato dell’usato.

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