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Referendum sui voucher: quand’è e qual è il quesito

referendum sui voucher

Ora è ufficiale: il 28 maggio 2017 gli italiani saranno chiamati di nuovo alle urne. Da votare c’è il nuovo referendum sui voucher. Ma di cosa si tratta? Da mesi ormai sentiamo parlare di questi strumenti che, secondo molti, stanno alla base della crisi del lavoro. I voucher lavoro in realtà esistono da diversi anni ma, con l’ingresso del Jobs Act, hanno registrato un’impennata nell’utilizzo. Si tratta di un modo che hanno i datori di lavoro per pagare (meno) i dipendenti in modo legale. Nato infatti per evitare il lavoro nero, il voucher consente di pagare in modo tracciato una persona anche per un lavoro di un solo giorno o una sola ora, pagando anche Inail e contributi Inps.

Quello che i sindacati contestano è che si sia fatto in Italia un abuso dei voucher, utilizzati oggi per mascherare delle vere e proprie collaborazioni dipendenti. In questo modo si pagano meno i lavoratori e si pagano molti meno contributi, pur non violando la legge.

Il quesito del referendum sui voucher: cosa succede se vince il sì

Il quesito che gli italiani troveranno sulla scheda elettorale il prossimo 28 maggio reciterà più o meno così:

Volete abrogare il Decreto Legislativo 81/2015 che modifica la disciplina sui Voucher Lavoro?

Nel caso vincesse il sì, lo strumento dei voucher verrebbe completamente abolito. Non si tornerebbe infatti all’uso originale, cioè soltanto per la vendemmia o per altri lavori stagionali. Lo strumento verrebbe cancellato dal codice del lavoro e sostituito, soltanto per le imprese, dalla disciplina del lavoro a chiamata. Questa tipologia prevede limiti più stringenti rispetto ai voucher. Prima di tutto può essere usato solo dalle imprese e non dalle famiglie o ditte individuali. Poi può essere applicabile solo a lavoratori con meno di 25 anni o con più di 55 anni, prevede un limite di utilizzo di 400 giorni nell’arco di 3 anni e, nel caso i giorni lavorativi fossero superati, il contratto di lavoro si trasformerebbe automaticamente in tempo indeterminato.

L’altro quesito del referendum

Forse in pochi lo sanno, ma il 28 maggio saremo chiamati a votare anche su un altro quesito. In questo caso si chiederà di abrogare il dlgs 276/2003 riguardo alla responsabilità solidale negli appalti. In altre parole se dovesse vincere il sì nel momento in cui un lavoratore non fosse pagato dalla sua ditta a fine lavori può rivolgersi a chi ha affidato l’appalto per ottenere quanto dovuto. I quesiti in origine erano tre, inizialmente si era chiesto anche di reintrodurre l’articolo 18 nel contratto a tutele crescenti, ma la Corte Costituzionale ha bocciato questo quesito.

Il 28 maggio è dunque la data prescelta per il referendum sui voucher, ma non è detto che andremo veramente a votare. Il Governo è al lavoro per studiare il modo di evitare il quesito referendario perché una vittoria del sì metterebbe ancora più in cattiva luce le forze del Centrosinistra e far perdere gradimento nei sondaggi. Per questo motivo il Parlamento in questi giorni è al lavoro per tentare di rendere nulli entrambi i referendum, abolendo o modificando la disciplina sui voucher. Non è chiaro se si agirà anche sul caso degli appalti solidali, ma è poco importante perché se rimanesse l’unico quesito in piedi non raggiungerebbe mai il quorum.

Aggiornamento: il referendum è saltato. In data 16 marzo la Commissione Lavoro ha deciso di eliminare i voucher dalla legislazione italiana. Dalla fine di marzo non ne verranno emessi più e quelli già emessi potranno essere usati fino al 31 dicembre 2017. Non esistendo più i voucher, di conseguenza non si terrà più il referendum abrogativo. Resta in piedi, per ora, il secondo quesito sugli appalti.

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