Mondo digitale vs. vita reale: social vetrina per il personal branding

di Onofrio Marco Mancini
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I social network ormai fanno parte delle nostre vite esattamente come i cellulari o la tv. Tutti li usano e molti ne sottostimano la potenza mediatica. Chiunque può andare su Facebook e postare una foto, uno status, o condividere un contenuto, e così molto spesso si commette l’errore di sottovalutare questo mezzo. Per questo motivo quando qualcuno afferma di “lavorare con Facebook” in molti casi non viene preso sul serio. Eppure le star di domani, e in molti casi anche di oggi, arrivano da lì, dai social network. Cosa hanno in comune tutti questi nuovi comunicatori? Due cose: non hanno sottovalutato i social network, e hanno saputo fare personal branding tramite essi.

Personal branding…ma cos’è?

Il personal branding, tentando di semplificare un po’ il concetto, è il marketing di se stessi. Solitamente siamo abituati a concepire il marketing come una serie di operazioni volte a promuovere un bene o servizio. Nel personal branding il bene o servizio siamo noi, o un eventuale cliente. Questo interessante articolo sul personal branding della Digital Guide di 1&1 spiega più nel dettaglio come fare un buon personal branding.

Per fare un personal branding efficace oggi non servono molti soldi: sono superati i cartelloni pubblicitari o i comizi pubblici: grazie a YouTube si raggiungono milioni di persone senza muoversi da casa, un post su Facebook può ottenere più consensi di un discorso in un palazzetto dello sport, un tweet può essere ritwittato molto di più di quanto le persone possano parlare di ciò che hanno sentito dire in un comizio.

Qualcuno oggi potrebbe ancora discutere sulla dicotomia tra mondo digitale e vita reale, come se fossero due concetti contrapposti e incompatibili. Se si vuole entrare per davvero nel ventunesimo secolo bisogna cambiare il modo di pensare questo tipo di concetti: il mondo digitale ormai è il mondo reale. Secondo uno studio di AVG il 92% dei bambini ha una propria impronta digitale (intesa non come impronta del dito, ma nel mondo digitale). Il 92% sono praticamente quasi tutti. E se è vero che i bambini sono il futuro del mondo, significa che tra pochi anni il 92% (e forse di più) delle persone del pianeta “vivranno” anche su Internet. Se si vuole fare personal branding non si può più prescindere da questo aspetto.

In un articolo di Forbes, si illustrano sette passaggi chiave per fare personal branding:

  • Pensa a te stesso come un marchio;

  • Migliora la tua presenza online (controlla cosa compare nei risultati di Google quando qualcuno cerca il tuo nome e verifica che corrisponda all’immagine che vuoi costruirti);

  • Apri e cura un tuo sito personale;

  • Trova un modo per produrre valore;

  • Sii propositivo in quello che condividi;

  • Associa il tuo nome a quello di altri grandi brand;

  • Reinventati, ovvero ridefinisci meglio la tua storia.

A chi serve il personal branding?

Se qualcuno pensa che il personal branding serva soltanto ai politici per farsi eleggere, ai guru del web per ottenere più fans, agli youtuber o ai fashion blogger si sta sbagliando di grosso. Il personal branding riguarda tutti noi. Riguarda la persona che cerca lavoro online, riguarda chi un lavoro già ce l’ha ma vuole fare carriera (molto spesso i capi analizzano i profili online dei propri dipendenti per capire chi merita una promozione), riguarda anche chi ha un’azienda, chi cerca nuovi clienti o chi semplicemente ha aperto un nuovo blog e vorrebbe guadagnarci qualcosa.

Foto: Pixabay

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