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Chapecoense: da favola in tragedia, la storia di una Cenerentola triste

Chapecoense

Molte volte nel calcio si scrivono belle pagine di storia. Per noi le favole per eccellenza sono state quelle del Chievo (una squadra che rappresenta un solo quartiere di una città che arriva in Serie A) o più di recente il Sassuolo (club di un comune di 40 mila abitanti che non ha nemmeno uno stadio); a livello internazionale le recenti “favole” sono quella del Leicester che ha vinto il campionato inglese, e un po’ più distante da noi ce n’era un’altra, quella del Chapecoense. Una favola che però, purtroppo, si è trasformata in tragedia.

Dalla quarta serie alla finale di Copa Sudamericana, la storia della Chapecoense

Il giorno della tragedia gli italiani hanno saputo che la squadra brasiliana coinvolta nell’incidente aereo era una certa Chapecoense, club sconosciuto alla maggior parte dei tifosi nostrani. Non a torto, a dire il vero. La Chapecoense è la squadra della città di Chapecò, comune brasiliano di 166 mila abitanti (piccolo per gli standard del Paese) fondata appena una quarantina di anni fa. Nel competitivo campionato brasiliano una società di nuova formazione fa enorme fatica ad emergere, e così è stato per il Chapecoense che per la gran parte della sua storia ha militato nei campionati minori. Fino al 2009 infatti il club militava nella quarta serie, la nostra Serie D, e fino a qualche anno prima, a causa di alcuni problemi finanziari, ha rischiato persino di fallire. Nel 2009 arriva la promozione nella terza serie, poi la scalata fino al massimo campionato nazionale, qualche anno di esperienza e l’esplosione nello scorso campionato, quando ha vinto il torneo catarinense che le ha permesso di qualificarsi per la Copa Sudamericana, l’equivalente della nostra Europa League.

L’annata andava alla grande, durante la competizione sudamericana il Chapecoense ha eliminato club storici come il San Lorenzo e l’Independiente. Fino a quel maledetto 29 novembre quando, sul volo che portava i calciatori a Medellin per la finale d’andata contro i padroni di casa dell’Atletico Nacional, l’aereo si è schiantato sulle montagne all’ingresso della città. Questa volta la favola non ha avuto un lieto fine.

Le storie dei calciatori della Chapecoense

Settantasei persone delle 81 che viaggiavano sul velivolo sono morte. Tra loro alcune conoscenze del calcio europeo come Cleber Santana che ha militato nell’Atletico Madrid. A fine carriera, prima di ritirarsi ha voluto fare una scelta di cuore e giocare per il club della sua terra, del quale era diventato anche il capitano. Molto conosciuto era anche Caio Junior, allenatore, che ha vestito la maglia dei portoghesi del Vitoria Guimaraes e ha allenato grandi club come Flamengo, Palmeiras e Botafogo. Tra le vittime anche l’ex calciatore della Salernitana Filipe Machado.

Tra i superstiti anche tre calciatori: il difensore Alan Ruschel e i portieri Jackson Ragnar Follmann e Helio Zampier Neto. Era stato estratto vivo dalle lamiere un altro calciatore, Danilo, ma purtroppo è deceduto durante il trasporto in ospedale. E poi ci sono i casi di calciatori che si sono salvati per caso come Matheus Saroli, figlio dell’allenatore, che ha perso l’aereo perché si era dimenticato il passaporto; oppure quello di Claudio Winck, un passato anche in Italia, al Verona, salvo perché non convocato per la partita.

La favola del Chapecoense si è interrotta, ma potrebbe avere una magra consolazione sul finale: la società dell’Atletico Nacional, contro la quale il club brasiliano si sarebbe dovuta scontrare, ha chiesto alla Comnebol (la Uefa sudamericana) di assegnare il trofeo a tavolino al Chapecoense. Sarebbe il primo trofeo internazionale della storia del club. Un trofeo amaro che purtroppo il mondo del calcio dimenticherà in fretta.

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