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Donald Trump: chi è il 45° Presidente degli Stati Uniti

di Onofrio Marco Mancini
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donald trump

Donald Trump (nome completo Donald John Trump) è il 45° Presidente degli Stati Uniti. Anzi, per essere precisi si tratta del presidente eletto dato che la nomina ufficiale arriverà tra un paio di settimane durante la cerimonia ufficiale. È stato definito in tanti modi e pochi sono stati quelli positivi: razzista, amico dei dittatori, maschilista, impresentabile, eppure ha ottenuto la maggioranza dei voti negli USA ed è diventato l’uomo più potente del pianeta. Scopriamo di più sulla sua figura e sulle sue intenzioni politiche.

Breve biografia di Donald Trump

Donald Trump rispecchia la classica figura dell’american self made man, ovvero noi diremmo l’uomo che si è fatto da solo. Povero non lo è stato mai, suo padre era infatti un importante immobiliarista di New York, ma il giovane Trump non si è accontentato di ciò che possedeva ed ha costruito un impero. Partì dal settore immobiliare, dove fece fortuna nel settore delle case in affitto, il primo grande salto lo fece nel 1960 quando acquistò la decadente Old Penn Central e la trasformò in una delle principali stazioni ferroviarie di New York (chiamata oggi Stazione Pennsylvania). La stessa “magia” gli riuscì con alberghi e grattacieli.

Attualmente si trova intorno alla posizione numero 400 nell’elenco degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio stimato da Forbes in oltre 4 miliardi di dollari, anche se secondo le sue dichiarazioni è più del doppio. Da imprenditore di successo è diventato negli ultimi anni uno showman come dimostrano le sue apparizioni in importanti serate del wrestling WWE, in film (Celebrity di Woody Allen) e come “boss” nel programma The Apprentice (in Italia la stessa figura è stata ricoperta da Briatore). Non ha mai intrapreso una carriera politica nel Partito Repubblicano, ma vi si è avvicinato solo nel 2008 come sostenitore dell’allora candidato John McCain contro Obama. Fino al 2015, quando ha deciso di scendere ufficialmente in campo, partendo da outsider ma sbaragliando tutti i suoi avversari grazie ad una macchina comunicativa che, in America, non ha avuto precedenti.

Le politiche di Trump

Le idee politiche di Donald Trump sono abbastanza contrastanti e decisamente contrarie alla storia americana recente. Sullo scenario internazionale è inusualmente cauto, apre alle relazioni amichevoli nei confronti della Russia di Putin ed è antinterventista, mentre per quanto riguarda la politica interna è particolarmente duro. Famosi i suoi proclami sul muro da innalzare al confine con il Messico, piuttosto che le idee in stile Brexit (o Lega Nord a seconda dei punti di vista) sul “prima gli americani”. Molto protezionista dal punto di vista economico, la sua idea è di far crescere l’economia americana dall’interno, ponendo in secondo piano l’import e l’export. Tra i provvedimenti di economia interna in cima all’agenda c’è l’abbassamento delle tasse per i più ricchi e per le imprese, colmati da una forma di spending review all’americana che assomiglia però tanto a quella italiana (tagli agli sprechi, emissione di obbligazioni ecc.). Tra gli “sprechi” da tagliare al primo posto c’è l’Obama care, il sistema di assistenza sanitaria per i più poveri. Queste idee non sembrano piacere alle Borse che questa mattina hanno infatti aperto tutte in negativo quando ormai i risultati delle elezioni cominciavano a diventare chiari.

Dal nostro punto di vista europeo, però, l’elezione di Donald Trump a presidente USA non è completamente negativa. Significa infatti la morte certa e definitiva del TTIP, il trattato USA-Europa che avrebbe messo a rischio soprattutto la nostra sicurezza alimentare; significa lo “spegnersi” definitivo della Guerra Fredda che con la Clinton avrebbe potuto divampare. Resta qualche dubbio sulle future decisioni in merito alla guerra al terrorismo in Medioriente dato che Trump sembra più portato ad aumentare i controlli interni che a combattere l’ISIS in Siria e Iraq. Sicuramente non vedremo più interventi come quelli che hanno portato l’America in guerra contro Gheddafi o Bin Laden.

Infine, dal punto di vista ambientale, Trump è stato finora molto ambiguo. In quanto rappresentante del Partito Repubblicano c’è da aspettarsi un nuovo impulso verso i combustibili fossili e il nucleare, ha preso posizione da negazionista sul tema dei cambiamenti climatici, ma a dire il vero in tutta la campagna elettorale non ha mai affrontato seriamente il problema del riscaldamento globale, dunque è prematuro definire una sua agenda politica in tal senso.

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