Civilization VI: recensione di una storia che cambia poco

di Onofrio Marco Mancini
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civilization vi

Secondo un detto la storia non cambia mai, e forse per rimanervi fedele, Firaxis ha deciso di cambiare poco o nulla anche in Civilization VI. Il titolo per PC e Mac uscito il 21 ottobre 2016 ha già battuto record su record, entrando di diritto nell’Olimpo dei videogiochi più venduti su Steam. L’entusiasmo sarà giustificato? Analizziamo il nuovo “nato” nella saga dopo decine di ore di gioco.

Il 30% di Civilization VI è nuovo: ma è un bene o un male?

In uno dei video di presentazione pubblicato prima dell’uscita del gioco, uno dei programmatori di Firaxis ha dichiarato che nella loro azienda c’è una regola per quanto riguarda i franchise: ogni nuova uscita deve mantenere un 30% di gioco uguale al precedente, un 30% viene modificato e un altro 30% dev’essere completamente nuovo. In Civilization VI questa regola è stata rispettata, anche se le scelte non sono proprio esaltanti.

Iniziamo dal 30% di novità. La principale riguarda i distretti. Siamo stati abituati in tanti anni di Civilization che gli edifici cittadini venivano costruiti tutti all’interno della città. Ora non sarà più così: avremo il distretto abitativo, quello industriale, quello commerciale, quello dei divertimenti e molti altri ancora. Questi distretti si costruiscono fuori dal centro cittadino, nelle caselle antistanti. L’idea non è male, ma il problema a nostro avviso è che i distretti sono troppi e così i miglioramenti intorno alle città devono essere sacrificati, e lasciano poco spazio alla costruzione delle Grandi Meraviglie. C’è infatti il rischio che, se il terreno antistante non è molto “generoso”, non resti spazio per costruire le Meraviglie o i distretti cittadini di cui necessitiamo.

Un’altra novità molto apprezzata è invece l’esclusività non solo delle unità come accadeva già in Civilization V, ma anche di alcune meraviglie. Vedere costruire per esempio la Muraglia Cinese dall’Impero Romano e il Colosseo in Cina stride un po’ per gli amanti della storia. Per questo ogni civiltà ha una sua Meraviglia (e anche un edificio) esclusivo. Altre novità riguardano l’ingresso di alcune civiltà nuove e il cambio di quasi tutti i leader.

Civilization VI sembra un film già visto

A parte le aggiunte descritte sopra, per il resto Civilization VI sembra una riproposizione riveduta e corretta di Civ V. Migliora un po’ il sistema delle politiche che permette di seguire non solo una determinata forma di governo, ma anche di intraprendere delle politiche indipendenti e aggiuntive per ottenere i bonus. Le politiche sociali e l’albero delle tecnologie sono stati ulteriormente incrementati, ma con poche novità.

Per il resto il gioco rimane lo stesso: le condizioni di vittoria non cambiano (anche se quella scientifica diventa un po’ più complessa e la vittoria culturale adesso punta sul turismo), la diplomazia è al 99% identica, la grafica non è tanto diversa dalla precedente, il sistema di combattimento rimane invariato (ci eravamo illusi che potesse essere implementato il sistema visto in Battleship) e gli altri concetti di gioco come spionaggio, cultura, religione, ecc. subiscono modifiche davvero minime. Anche le unità sono quasi tutte uguali. Un utente esperto del franchise ci metterà molto poco ad imparare i nuovi concetti di gioco (il che non è un male), ma probabilmente si sarebbe meritato qualcosa in più.

Conclusioni

In conclusione possiamo affermare che Civilization VI resta sempre un gioco da non perdere per gli appassionati degli strategici in tempo reale, e chi ha amato le uscite precedenti sicuramente non potrà farne a meno. Siamo rimasti un po’ delusi dalla mancanza di novità importanti, dalla lentezza del gioco (per realizzare qualsiasi edificio, da quelli più grandi ai più piccoli ci vogliono molti più turni) e dal fatto che, in molti casi, ci è sembrato di rigiocare a Civ V. Magari nelle prossime espansioni qualche miglioramento in più verrà aggiunto. Nonostante tutto ci sentiamo vivamente di consigliarne l’acquisto.

Voto Minformo: 8
Voto Metacritic: 8,9

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