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Voucher Inps: quando si possono usare e perché sono così diffusi

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Da quando il Premier Renzi ha tagliato diversi contratti a tempo determinato per tentare di ridurre il precariato, l’universo lavorativo italiano ha reagito. Ma come sempre, ha reagito all’italiana. Anziché assumere i dipendenti a tempo indeterminato, molti datori di lavoro hanno fatto anche peggio di prima, precarizzando ancora di più il lavoratore: hanno utilizzato i voucher Inps. Questi voucher sono uno strumento perfettamente legale e previsto dal nostro ordinamento giuridico, ma visto l’abuso che ne è stato fatto negli ultimi tempi, il legislatore ha dovuto emanare dei decreti attuativi negli ultimi giorni per limitare il campo di utilizzo ed evitare che veri e propri dipendenti, per risparmiare sulle tasse, venissero pagati con questo strumento. Vediamo tutte le novità.

Cosa sono i voucher Inps e a chi spettano

I voucher Inps sono dei cedolini con i quali si può pagare il lavoro occasionale. L’esempio classico è il bracciante che raccoglie i pomodori e che dunque non può essere assunto a tempo indeterminato perché la raccolta dura pochi giorni. Ogni giorno percepisce i voucher in base al numero di ore lavorate. I voucher Inps hanno un costo di 10 euro per il datore di lavoro, dei quali 7,50 sono il compenso per il lavoratore, 1,80 euro sono contributi Inps e 0,70 contributi Inail. Ogni voucher dovrebbe corrispondere ad un’ora di lavoro. Purtroppo ultimamente anche tanti lavoratori dipendenti o autonomi che fanno tutt’altro genere di lavoro sono stati pagati con i voucher Inps, e questo è considerato illegale.

I voucher Inps possono essere utilizzati per pagare un lavoratore in forma saltuaria, per il lavoro accessorio e occasionale (tradotto: un lavoro che dura pochi giorni, non dev’essere abituale e il committente non dev’essere l’unico per il quale si lavora).

Procedura per l’ottenimento dei voucher Inps

Per ottenere i voucher Inps bisogna contattare l’Ispettorato Nazionale del Lavoro tramite email ([email protected]), sms (al 3399942256) oppure attraverso il sito dell’Inps almeno 60 minuti prima dell’inizio del lavoro. Nella comunicazione vanno indicati i dati anagrafici, compresi di codice fiscale del lavoratore e tutti i dettagli del lavoro (luogo, data, ora di inizio e di fine del lavoro). Se durante la giornata lavorativa scatta l’obbligo di emettere più voucher, è necessario effettuare comunicazione più volte. È invece stata abolita la possibilità di acquistare il voucher 30 giorni prima del suo utilizzo rendendo l’emanazione libera e dunque senza controlli stringenti.

Grazie alle ultime modifiche di legge l’emanazione dei voucher Inps è diventata tracciata e dunque diventa più facile non soltanto controllarne il corretto utilizzo, ma anche la tipologia di lavoro svolta con quel voucher. Chi non segue queste norme rischia una multa che va dai 400 ai 2.400 euro, ai quali si possono aggiungere eventuali multe o sanzioni per l’azienda se si violano le leggi sul lavoro nero.

È importante sapere infine che un datore di lavoro non può emettere voucher per oltre 7000 euro netti (9.333 lordi) complessivi (cioè per tutti i lavoratori) in un anno se è un’azienda, e 2020 euro netti (2693 lordi) se si è autonomi titolari di partita Iva. Il lavoratore invece non ha limiti nel percepire i voucher Inps, non deve pagare tasse (sono già state pagate dal datore di lavoro) e se è iscritto presso un’agenzia del lavoro come disoccupato, non perde questo status.

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