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APE: i requisiti per la pensione anticipata fino al 2018

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Per i prossimi due anni, dunque 2017 e 2018, entrerà in vigore il regime sperimentale per la pensione anticipata, o APE. Il primo vero (e forse unico) provvedimento preso in merito alla riforma pensioni dal Governo Renzi è uscito dal tavolo di confronto tra esponenti di Governo e sindacati che si è tenuto ieri. Alla fine i rappresentanti del Ministero dell’Economia hanno accettato buona parte delle richieste delle parti sociali e, pertanto, possiamo ritenere definitiva la nuova legge sulla pensione anticipata.

Tutti i numeri dell’APE

All’APE, o anticipo pensionistico, potranno accedere i lavoratori che hanno compiuto 63 anni. Il regime prevede dunque la possibilità di andare in pensione 3 anni e 7 mesi prima del termine previsto dalla legge che oggi, in seguito all’entrata in vigore della riforma Fornero, è di 66 anni e 7 mesi. Aderendo all’APE si accetta anche una piccola decurtazione sull’assegno pensionistico che varia in base agli anni di anticipo. La decurtazione sarà del 3% all’anno sui redditi più bassi e del 5% sui più alti, dunque andando in pensione a 63 anni si percepirà un assegno pensionistico di al massimo il 15% in meno per i prossimi 20 anni. Il costo è stimato da un minimo di 50-60 euro al mese a un massimo di 200 euro al mese per le pensioni più laute

Il prestito pensionistico è esattamente identico ad un normale prestito ottenuto da una banca o una finanziaria, con la differenza che stavolta a garantire sulla restituzione ci pensa l’Inps. La decurtazione avviene dunque per i successivi 20 anni, trascorsi i quali si percepirà l’assegno pieno. Le spese di interessi, apertura pratica e tutte le altre correlate saranno pagate dallo Stato per i pensionati fino a 1.200 euro, dal pensionato stesso per chi percepisce una pensione superiore. Il prestito sarà gratuito anche per chi si ritrova a 63 anni in condizione di disoccupazione, oppure per i lavoratori disagiati (cassintegrati, disabili, ecc.). È in fase definizione la possibilità di far rientrare tra i lavoratori disagiati anche i precoci e quelli che svolgono lavori usuranti.

Foto: Pixabay

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