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Equitalia: cosa succede dopo la chiusura, condono in arrivo?

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Equitalia addio, o almeno è quello che continua ad affermare Matteo Renzi. L’ente misto pubblico-privato diventato da alcuni anni l’incubo degli italiani potrebbe davvero chiudere, anche se non è facile una transizione simile. Non lo è perché attualmente gestisce 25 miliardi di euro di crediti verso lo Stato e privati, e circa ottomila dipendenti. Ma quali sono i tempi per la chiusura di Equitalia? Quali benefici ci saranno per gli italiani? E le tasse pendenti che fine faranno? Facciamo un passo indietro e cerchiamo di rispondere a tutte queste domande.

Quando Equitalia potrebbe essere chiusa

Allo stato attuale non c’è una data precisa per la chiusura di Equitalia, e molto probabilmente non ci sarà ancora per lungo tempo. L’iter ufficialmente è partito lo scorso 20 giugno quando il PD, con primo firmatario Francesco Boccia, ha presentato in Parlamento la proposta di legge in commissione Finanze per la liquidazione di Equitalia S.p.A. e il trasferimento delle sue competenze all’Agenzia delle Entrate. L’iter legislativo, si sa, è abbastanza lungo, ma la chiusura di Equitalia è una cosa che vogliono un po’ tutti i partiti politici, difficile che qualcuno ci metta la faccia per difendere l’ente più odiato dagli italiani. Secondo le stime più ottimistiche l’Ente di riscossione crediti potrebbe chiudere già entro la fine dell’anno. Secondo stime più realistiche, invece, è probabile che tra passaggi di consegne e riassorbimento dei dipendenti, si arrivi fino al 2018 quando, guardacaso, ci saranno le nuove elezioni politiche. Uno spot impagabile per Renzi per un’eventuale riconferma.

Cosa succede con la chiusura di Equitalia

Sicuramente con la chiusura di Equitalia non verranno cancellate le tante cartelle già oggi in circolazione. Da qualche tempo si vocifera di un condono in arrivo per permettere all’Agenzia delle Entrate di ripartire da zero, ma non sarà così. Difficilmente lo Stato rinuncerà a 25 miliardi di euro, o anche solo a una parte. Al massimo l’unico vantaggio potrebbe derivare dall’eliminazione dell’aggio.

Oggi, infatti, i contribuenti che si vedono recapitare a casa la cartella di Equitalia pagano, oltre alle tasse inevase e agli interessi di mora, anche il 4% di aggio (il guadagno dell’agenzia), anch’esso gravato da ulteriori interessi. Con la chiusura di Equitalia e il passaggio di consegne all’Agenzia delle Entrate, sarà l’agenzia a riscuotere le tasse e, dunque, non necessiterà più dell’aggio. Sicuramente, una volta effettuato il passaggio di consegne, tutte le cartelle successive non conterranno questo costo aggiuntivo; resta da vedere se verrà eliminato anche dalle cartelle precedenti. Per quanto riguarda le aziende private che si rivolgevano ad Equitalia per riscuotere i crediti insoluti, con le nuove regole saranno loro a pagare l’aggio del 4% e non il debitore.

Infine l’ultimo scoglio, ma forse anche il più grosso, che potrebbe rallentare l’intero iter riguarda i dipendenti. Come detto ad inizio articolo, Equitalia attualmente conta circa 8000 persone assunte. Sono tutti dipendenti privati che dovrebbero essere riassorbiti dall’Agenzia delle Entrate, ma essendo l’Agenzia un ente pubblico, in teoria ci sarebbe bisogno di un concorso nazionale. È dunque attesa una legge ad hoc per saltare questo passaggio e garantire ai dipendenti che nessuno perderà il suo posto di lavoro quando Equitalia sarà cancellata.

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