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Brexit: prime conseguenze dell’uscita dall’UE della Gran Bretagna

di Onofrio Marco Mancini
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I britannici hanno deciso: nel referendum sulla Brexit hanno vinto, con il 51,9% delle preferenze, i “leave”, cioè il partito che spinge a lasciare l’Europa. La Gran Bretagna è ufficialmente fuori dall’Unione Europea. Le reazioni in tutto il mondo non si sono fatte attendere e già in queste ore si stanno verificando le prime conseguenze di questa decisione. Vediamo cosa è successo e cosa accadrà nell’immediato.

Le conseguenze immediate della Brexit in Gran Bretagna

È una vittoria della gente vera, una vittoria della gente ordinaria, una vittoria della gente per bene. Abbiamo lottato contro le multinazionali, le grandi banche, le bugie, i grandi partiti, la corruzione e l’inganno.

Con queste parole il leader del Leave Nigel Farage ha festeggiato la conclusione degli spogli, chiedendo anche le dimissioni del Premier David Cameron. Poche ore dopo l’annuncio dei dati ufficiali Cameron si è ufficialmente dimesso. Nell’immediato ci saranno solo conseguenze politiche, ma tra qualche mese o anno bisognerà fare i conti con quelle economiche.

Stando alle previsioni degli economisti, sul medio termine (entro il 2020) il PIL britannico potrebbe crollare dal 3,3 al 5,1%, costando dalle 2.200 alle 3.200 sterline l’anno a famiglia; sul lungo termine (2030) ci potrebbero essere perdite tra il 2,7 e il 7,1% di PIL, con un costo per famiglia tra le 1500 e le 5000 sterline l’anno.

Cosa accade nel resto del mondo dopo la Brexit

La prima reazione al di fuori del Regno Unito è stata il panico nelle Borse. I timori della vigilia si sono materializzati e così praticamente tutte le Borse del mondo sono colate a picco: Tokyo -8%, Londra all’avvio è partita subito con un -9%, persino Hong Kong ha perso 4 punti percentuali. La conseguenza è stata che proprio la sterlina ha pagato le conseguenze peggiori, perdendo il 10% del suo valore, -11% nei confronti del dollaro (da 1,50 a 1,33). Si tratta del valore più basso per la sterlina degli ultimi 30 anni.

Anche in Italia le conseguenze sono state pessime: lo spread Btp-Bund che fino a ieri era tenuto sotto controllo a 131, come lo è stato sempre negli ultimi mesi, è schizzato vicino alla soglia dei 200 punti, attestandosi (per ora) a 165. Ancora più alto il differenziale tra titoli tedeschi e spagnoli. Anche il tasso d’interesse dei Bund è sceso in maniera preoccupante a -0,17%.

Le conseguenze politiche potrebbero essere devastanti. Dopo l’addio della Gran Bretagna all’Ue, potrebbero seguirla anche altri Paesi. Marine Le Pen ha subito proposto il referendum per la Frexit, e così hanno fatto anche alcuni esponenti politici olandesi. Non si è fatto sfuggire l’occasione nemmeno Matteo Salvini che spera di uscire dalle sabbie mobili in cui si è impantanato dopo le ultime elezioni locali perse, chiedendo un referendum anche in Italia. Ma da noi questo spettro sembra allontanarsi anche perché pure l’unico alleato italiano di Farage, Beppe Grillo, ha preso le distanze e ha affermato che all’Italia non conviene uscire dall’Europa.

Anzi, la tendenza sembra addirittura contraria. Con la Brexit sono usciti automaticamente dall’Europa non solo l’Inghilterra, ma anche Galles, Scozia e Irlanda del Nord, ma adesso i governi di questi ultimi due Paesi stanno pensando di effettuare un contro-referendum per staccarsi dalla Gran Bretagna e ritornare nell’UE. In Scozia infatti ha vinto con il 60% il “Remain”, ed è un dato politico da non sottovalutare. In Irlanda del Nord addirittura si comincia a ragionare su un possibile referendum per riunire l’intera isola sotto un unico Governo. Insomma, la Brexit ha letteralmente causato il caos.

Foto: Pixabay

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