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Pensione dalle banche: come funziona e quanto conviene

pensione dalle banche

La nuova trovata del Governo Renzi è la cosiddetta pensione dalle banche. Visto che c’è necessità di mandare in pensione quante più persone possibile, ma l’Inps non ha i soldi per accontentare tutti, il Governo si è trovato di fronte ad un bivio: introdurre un sistema di pensione anticipata simile a quello precedente alla Fornero e indebitarsi per almeno 10 miliardi di euro, oppure affidarsi alle banche e fare indebitare i lavoratori? Pare ovvio che si sia scelta la seconda strada.

Come funziona la pensione dalle banche

Con il nuovo metodo della pensione dalle banche, se dovesse passare come è impostato nella proposta di legge odierna, quando un lavoratore decide di andare in pensione anticipata, gliela pagheranno gli istituti finanziari che possono essere sia banche che assicurazioni. È il nuovo Ape, quel sistema che Renzi aveva detto che avrebbe pesato sulle tasche dei lavoratori solo per una cifra tra l’1 e il 3%, ma che oggi si scopre essere molto più pesante.

Al momento la misura è dedicata soltanto ai lavoratori nati dal 1951 al 1953, ma è già stato proposto di estenderla a quelli nati fino al ’55. Permetterà la famosa flessibilità in uscita nel triennio 2017-2019 e sarà aperta sia ai dipendenti pubblici che a quelli privati. La riforma parte dal presupposto che oggi, per andare in pensione, bisogna raggiungere i 66 anni e 7 mesi. Chi raggiunge questa soglia fa domanda all’Inps e va in pensione normalmente. Ma chi volesse uscire prima dal mondo del lavoro? E gli esodati o disoccupati? E chi fa lavori usuranti? Il sistema dell’Ape è stato infatti pensato più per loro che per gli altri lavoratori. Qualora un dipendente decidesse di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, potrà farlo al massimo a 63 anni e 7 mesi, riceverà la pensione dalle banche anche se tutte le pratiche saranno gestite dall’Inps.

Essendoci di mezzo gli istituti di credito è ovvio che il loro contributo non sarà gratuito. Dovranno essere pagati, e a pagarli sarà il pensionato stesso che si impegna, per i successivi 20 anni, a restituire il prestito sotto forma di prelievo direttamente sulla pensione. Non è possibile stabilire una cifra precisa di detrazione in quanto ci sono molte variabili. La percentuale infatti varia a seconda degli anni di anticipo dall’uscita dal lavoro, una cifra che si dovrebbe attestare all’incirca sul 2-3% all’anno (cioè se si va in pensione un anno prima si perde il 3%, se si va tre anni prima si perde fino al 9%), a cui bisogna aggiungere una variabile a seconda della “ricchezza” della pensione (le pensioni più ricche subiranno una decurtazione maggiore rispetto a quelle più povere) e un tasso di interesse di circa l’1,5%.

Quanto si perde con la pensione dalle banche

Ricevere la pensione dalle banche avrà dunque un costo. Ma a quanto ammonta questo costo? Per chi perde il lavoro molto vicino alla pensione, gli esodati o le categorie più povere, la decurtazione dall’assegno sarà molto bassa, quasi impercettibile. Per impiegati, dirigenti e altri pensionati più benestanti, la sottrazione può andare dal 15 al 24%. Per comprendere meglio di che cifre parliamo, proviamo a fare qualche simulazione con l’ausilio dei calcoli fatti da Repubblica:

  • Dipendente nato nel 1951 che va in pensione normalmente percepirebbe 1818 euro al mese. Andando in pensione un anno prima, con il sistema della pensione dalle banche, percepirebbe 1698 euro al mese.
  • Dipendente nato nel 1952 che va in pensione normalmente percepisce 1823 euro al mese; con la pensione dalle banche con due anni di anticipo percepisce invece 1552 euro.
  • Infine un dipendente nato nel 1953 che va in pensione normalmente percepisce 1703 euro, ma uscendo 3 anni prima con il prestito bancario percepisce 1301 euro.

Il Corriere della Sera è stato ancora più specifico e ha fatto una simulazione in base alla professione:

  • Un operaio nato nel 1951 che andasse in pensione un anno prima perderebbe al massimo il 2% sull’assegno mensile, dunque circa 30 euro al mese in meno;
  • Un ingegnere del ’52, forte anche del riscatto della laurea, decide di andare in pensione due anni prima del previsto. La perdita, visto anche l’alto reddito, si stima intorno al 15%, ovvero circa 9000 euro all’anno, rapportato a 13 mensilità sono quasi 700 euro in meno al mese;
  • L’insegnante che riscatta la laurea e va in pensione due anni prima perde all’incirca il 4% al mese sulla pensione, circa 80 euro al mese.

Infine vanno specificati due aspetti: il prestito delle banche va restituito in 20 anni, passati i quali la pensione non ritorna ad essere al 100%, cioè come se si fosse usciti dal lavoro con i tempi “maturi”, ma sarà penalizzata di meno: se per esempio si viene penalizzati dell’8%, dopo i 20 anni la penalizzazione scende al 4%. Il secondo aspetto è che, se il pensionato dovesse morire prima di terminare i 20 anni di restituzione del prestito, il debito non viene trasmesso agli eredi ma se lo accolla lo Stato.

Foto: Pixabay

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