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Rinnovabili: declino costi fossili non fermerà crescita

costi rinnovabili

Il prezzo dei combustibili fossili, in particolare gas e carbone, sta calando. Il timore è che, tornando ad essere competitive, queste fonti possano rallentare lo sviluppo delle rinnovabili. Un recente report pubblicato da Bloomberg allontana ogni timore. Lo studio a lungo termine intitolato New Energy Outlook 2016 dimostra come i prezzi dei combustibili inquinanti si stiano abbassando costantemente. Tutto ciò però non ha influito sui costi del solare o dell’eolico che, anzi, hanno seguito la stessa direzione.

Lo studio sul costo delle rinnovabili

Secondo lo studio di Bloomberg, che prende in considerazione un periodo che va dal 2016 al 2040, saranno le economie cosiddette emergenti a sfruttare maggiormente il costo inferiore dei combustibili fossili, comportando così un incremento delle emissioni a livello globale. Per ridare slancio alla propria economia, nei prossimi anni si prevede che la Cina possa utilizzare ancor più di prima le fonti inquinanti, fino ad un picco nel 2025; ancora peggiore è la situazione in India dove anche nei prossimi anni si prevede un utilizzo smodato del carbone. Queste scelte comporteranno, nel 2040, un bilancio complessivo di 700 megatonnelate di emissioni, ovvero il 5% in più rispetto ai livelli del 2015.

La buona notizia, spiega Seb Henbest, autore principale dello studio, è che in tutto il mondo gli investimenti nelle energie rinnovabili, e in particolare nelle grandi centrali energetiche, continua a crescere. Le stime parlano di 7.800 miliardi tra il 2016 e il 2040. La cattiva è che probabilmente non saranno sufficienti a raggiungere l’obiettivo che si sono poste le Nazioni Unite di rimanere entro i 2 gradi centigradi di innalzamento delle temperature globali, per i quali servirebbero ulteriori cinquemila miliardi di dollari circa di investimenti.

Tornando al discorso dei costi, questo è il quadro che disegna Bloomberg: il prezzo del carbone sul lungo periodo è sceso del 33%, quello del gas del 30%; entro il 2040 però il costo dell’energia eolica onshore dovrebbe ridursi del 41% e quello del solare fotovoltaico del 60%, rendendo queste due tecnologie le più economiche in circolazione tra gli anni ’20 e ’30 di questo secolo. Purtroppo le economie emergenti non coglieranno questa opportunità ma investiranno ancora mille e duecento miliardi di dollari in centrali energetiche a carbone e quasi 900 miliardi in quelle a gas. Di contro gli investimenti globali nell’energia pulita si stima possano arrivare a 7.800 miliardi di dollari, in cui la parte del leone la fanno eolico e solare fotovoltaico che rappresentano insieme oltre l’80% degli investimenti.

Infine, sempre secondo le stime di Bloomberg, il 70% dell’energia prodotta in Europa entro il 2040 proverrà da fonti rinnovabili, mentre negli USA sarà il 44%. Purtroppo questi sforzi saranno quasi annullati da Cina e India che invece manterranno una preponderanza di energia fossile.

Foto: Pixabay

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