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Referendum Costituzionale, le ragioni del sì e del no

referendum costituzionale

Superato lo scoglio del referendum sulle trivelle, il Governo si prepara ad affrontare una nuova tornata che sa molto di “esame di stato” sul suo operato: il Referendum Costituzionale. Pochi giorni fa il decreto Boschi che riforma il Senato, elimina le Province e riscrive l’articolo V della Costituzione ha superato l’ultimo voto in aula ma per la Costituzione deve essere approvato anche dal popolo tramite referendum. È bene ricordare che, a differenza di quello sulle trivelle, non è previsto il quorum, quindi non presentarsi non equivale a votare “no”, ma vince semplicemente chi raccoglie più voti, come se fosse una normale elezione. Vediamo le ragioni dei Sì e dei No al Referendum Costituzionale.

Referendum Costituzionale: le ragioni del Sì

La prima cruciale motivazione per votare Sì al Referendum Costituzionale è tenere in piedi il Governo Renzi. L’attuale Premier ha infatti promesso che, in caso di vittoria dei No, si dimetterebbe. Se vincesse il Sì entrerebbero in vigore tutte le riforme descritte dal decreto Boschi ovvero riforma del Senato (il numero dei senatori passa da 315 a 100, non vengono più eletti direttamente ma sono rappresentanti locali e il loro potere si riduce drasticamente, limitato solo a poche occasioni), vengono abolite le Province e il Cnel, cambierà il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica e cambia il numero delle firme necessarie per i referendum. Per tutte le informazioni dettagliate vi rimandiamo all’articolo di approfondimento su tale questione.

Referendum Costituzionale: le ragioni del No

Sempre più costituzionalisti e politici si schierano dalla parte del No essenzialmente per una ragione principale: se passasse la riforma, il Parlamento non avrebbe più quel sistema di pesi e contrappesi che permette una democrazia trasparente. La Camera dei Deputati avrebbe molti più poteri perché sarebbe autorizzata a fare da sola la maggior parte delle leggi mentre il Senato vedrebbe ridotti enormemente i propri poteri, sacrificati sull’altare del risparmio economico, di tempo, e per ragioni di “governabilità”. Allo stesso modo si riducono anche i poteri delle autonomie locali.

Un’altra ragione fondamentale, che sta a cuore a molti, è che si farà passare una cosa importante come un Referendum Costituzionale, vitale per i prossimi decenni dell’Italia, come un voto di approvazione sull’operato del Governo attuale, un Governo che da molti è considerato illeggittimo non essendo mai stato votato da nessuno. Il paradosso è che un Governo andato al potere con una legge che la Consulta ha considerato incostituzionale…cambi la Costituzione.

Il giorno del referendum non è ancora stato fissato, ma con ogni probabilità si terrà in un weekend di ottobre.

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