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Far Cry Primal: una recensione…preistorica

recensione di far cry primal

Far Cry Primal, a suo modo, ha già stabilito un record: è il videogioco con l’ambientazione più antica di sempre. Siamo abituati infatti a vedere titoli ambientati nel Medioevo, durante le Grandi Guerre o nel futuro, ma mai si era andati così indietro nel tempo: Far Cry Primal è infatti ambientato nel 10000 a.C., quando gli uomini erano poco più di scimmie senzienti e cominciavano ad organizzarsi in tribù. Il rischio corso da Ubisoft sarà valso la candela? Andiamo a scoprirlo.

Far Cry Primal, un lavoro tecnico impeccabile

Dal punto di vista tecnico, c’è solo un aggettivo che può descrivere Far Cry Primal: eccellente. La grafica è tra le migliori mai viste e l’attenzione ai dettagli è quasi maniacale. Gli uomini primitivi, per esempio, erano differenti a seconda delle tribù, avevano cioè dei tratti somatici che li facevano somigliare di più o di meno alle scimmie, come a voler segnare il passaggio evolutivo. Anche la scelta del doppiaggio è eccellente, inventando di sana pianta un linguaggio che (si ipotizza) potesse essere quello delle tribù antiche. Non si parla (per fortuna) inglese, ma una lingua sconosciuta a tutti, tradotta dai sottotitoli in italiano. Anche la scelta delle armi e delle ambientazioni è molto fedele alla realtà, e la qualità delle cutscene e quella del gameplay è quasi identica. Ma con Ubisoft, da questo punto di vista, non ci sorprendiamo più.

Trama e longevità, i punti deboli di Far Cry Primal

Dopo un primo momento in cui non abbiamo potuto far altro che strabuzzare gli occhi di fronte alla strapotenza tecnica di Far Cry Primal, il nostro spirito critico non ha potuto però far altro che farci storcere il naso. La trama infatti non è nulla di che (la lotta per la conquista del territorio tra diverse tribù), il gameplay resta di fatto sempre lo stesso e anche se si è tentato di introdurre una novità nella serie come la possibilità di controllare alcuni animali, per il resto sembra di giocare a Far Cry 3 o Far Cry 4 ambientati nel passato. Il gameplay è ripetitivo, alla lunga persino monotono nonostante la presenza di numerose missioni secondarie; la trama non è per nulla coinvolgente e dopo le prime due ore di gioco diventa persino scontata. La longevità lascia molto a desiderare, la campagna infatti probabilmente non arriva nemmeno alle 10 ore e l’assenza del multiplayer incide molto su questo aspetto. Il titolo, come accade ormai sempre con Ubisoft, non è per nulla rigiocabile, ma consente di prolungare di qualche ora la partita grazie alla possibilità di portare a termine le missioni secondarie non ancora effettuate dopo aver terminato il gioco. Anche il finale lascia abbastanza delusi, ci si aspettava di più.

Conclusioni

In definitiva Far Cry Primal si può definire una grande dimostrazione di forza da parte di Ubisoft. Dal punto di vista tecnico, come detto all’inizio, è quanto di meglio ci sia attualmente sul mercato, ma dal punto di vista del puro divertimento, forse pecca un po’ troppo. Il prezzo pieno, per un gioco che dopo un paio di settimane probabilmente rivenderemo, è troppo elevato, noi di Minformo consigliamo di acquistarlo quando calerà tanto, non più di una trentina di euro.

Perché comprarlo: ottima grafica, idea innovativa (non ci sono tanti giochi ambientati nella preistoria).
Perché non comprarlo: troppo breve, trama non proprio delle migliori, poche innovazioni.

Voto Minformo: 7
Voto Metacritic: 7,6 (PS4), 7,4 (PC), 7,7 (Xbox One)

Far Cry Primal - Recensione

Trama - 5.5
Grafica - 9.5
Sonoro - 9
Gameplay - 7.9
Rigiocabilità - 3.1
Longevità - 6.5

6.9

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