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Sfruttamento delle risorse, la crisi degli oceani è un disastro ambientale ed economico

sovrasfruttamento risorse oceaniLo sfruttamento eccessivo delle risorse degli oceani ha già e continuerà a produrre negli anni a venire un impatto ben più devastante della crisi che ha travolto i mercati finanziari. Il monito arriva da David Milliband, ex ministro dell’ambiente britannico nell’ultimo governo di Tony Blair, ora impegnato in una nuova campagna internazionale per la tutela degli stock ittici e degli ecosistemi marini. Lo sfruttamento sregolato delle risorse ittiche avrà un impatto ambientale ed economico su scala globale. Stiamo saccheggiando il Pianeta, utilizzando risorse in maniera scellerata e senza una pianificazione globale, come se ci fossero tre o quattro Pianeti a disposizione invece di uno.

È una rapina su larga scala, spiega Milliband sul Guardian, l’equivalente ecologico della crisi finanziaria. I costi a lungo termine della cattiva gestione dei nostri oceani sono altrettanto alti dei costi a lungo termine della cattiva gestione del sistema finanziario.

Milliband guiderà la Global Ocean Commission, la Commissione Globale per gli Oceani, insieme a Trevor Manuel, Ministro dell’Economia durante il governo di Nelson Mandela, e all’ex presidente del Costa Rica José María Figueres. Domani a Londra si aggiungeranno alla Commissione ulteriori commissari, tra gli ex capi di Stato ed i ministri delle nazioni del G20.

Stiamo arrivando ad un punto critico: il 2014 dovrà essere l’anno in cui invertire il degrado dei mari, ha proseguito Miliband.

L’anno prossimo infatti scade il termine stabilito dall’ONU al Summit della Terra del 2012 per promulgare le prime leggi globali volte a proteggere la biodiversità degli oceani. Non sarà un compito facile. Lo sa bene Milliband che nel 2009, come Ministro degli Esteri, fondò la più grande riserva marina del mondo: ben 640.000 chilometri quadrati attorno all’arcipelago delle Chagos nell’Oceano Indiano. Un’area sconfinata in cui è vietata la pesca per permettere agli stock ittici di rigenerarsi e conservare il patrimonio di biodiversità immenso delle acque oceaniche.

fondali oceanici mauritiusLa situazione nell’arcipelago è però alquanto controversa: gli abitanti della Repubblica di Mauritius, esiliati nel lontano 1965 dalle Chagos, trasformate dal governo britannico in una base militare statunitense, reclamano al Tribunale Internazionale dell’Aia la giurisdizione sull’area e chiedono di poter tornare e pescare in quelle acque. Tanto più che, che come denunciato dal primo ministro Navinchandra Ramgoolam, quella dell’area marina protetta suona come una farsa. A controllare che il divieto di pesca venga applicato c’è soltanto un vecchio rimorchiatore in perlustrazione per soli sei mesi all’anno e che impiega ben due giorni per attraversarla tutta. Inoltre al personale militare della base statunitense ospitata sull’isola più grande dell’arcipelago, la Diego Garcia, è stata concessa una deroga per continuare a pescare. Si calcola che nel 2010 sono state catturate ben 28 tonnellate di pesce nell’area protetta per soddisfare il fabbisogno della base. I pescatori mauriziani, invece, non possono più pescare in acque battute da decenni dai loro pescherecci per garantirsi la sussistenza.

Ramgoolam ci tiene a sottolineare che anche il suo Governo è intenzionato a proteggere la biodiversità marina. Tuttavia ci sembra evidente che l’istituzione di una così grande riserva marina, operata senza consultare le nazioni coinvolte e stabilire una politica di tutela comune, lasci aperti molti interrogativi ed evidenzi le falle di azioni di protezione su scala globale che tradiscono i loro intenti già nelle prime fasi. Se le risorse sono globali, le decisioni devono coinvolgere tutte le nazioni interessate. Purtroppo, lasciare in mano ai “grandi” della Terra decisioni così importanti e vitali per decine di piccole nazioni espone al rischio di politiche di imposizioni e neocolonialismo che fanno l’interesse di economie impostate sullo stesso sovrasfruttamento che proclamano di voler combattere. Questo nuoce gravemente all’economia di sussistenza, ben più sostenibile, già adottata da secoli in molte piccole realtà, ben prima che la protezione ambientale entrasse nelle agende politiche illuminate, non di rado lontane dall’economia reale.

Fonti: Britain faces UN tribunal over Chagos Islands marine reserve; David Miliband to head global fight to prevent eco-disaster in oceans
Foto: © Thinkstock

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