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Centrali nucleari francesi pericolose: l’UE chiede la chiusura

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Tornano a far paura le centrali nucleari francesi: dopo l’incidente di Tricastin adesso sono almeno due quelle che preoccupano non più solo l’Italia, ma anche Svizzera e Germania. Sono sempre di più gli Stati dell’UE che ne chiedono la chiusura. Al centro delle polemiche in questi giorni è finita la centrale di Fessenheim, e la situazione si fa sempre più seria.

Centrali nucleari francesi: i pericoli di Fessenheim e Bugey

È stata la centrale di Fessenheim, appena 29 km da Friburgo (Germania) e 40 km da Basilea (Svizzera) a destare la maggiore preoccupazione in questi giorni. La centrale rientrava tra quelle che erano state “condannate” alla chiusura dal presidente Hollande. Durante la sua campagna elettorale nel 2012, Hollande aveva promesso che entro la fine del suo mandato (2017) la centrale sarebbe stata chiusa. Un’esigenza ancor maggiore in seguito all’incidente del 2014 quando uno dei due reattori era stato dichiarato “non più controllabile”. La catastrofe, per fortuna, fu solo sfiorata, ma dato che solo nelle ultime settimane si è saputo cosa è realmente accaduto, la Germania ha immediatamente chiesto che vengano rispettati i patti con gli elettori e che Hollande chiuda la centrale.

Peccato che non sia così semplice. Proprio Hollande pochi mesi fa aveva dichiarato che la chiusura sarebbe slittata al 2018 mentre Segolene Royale ha allungato la vita di Fessenheim di altri 10 anni. Nonostante l’incidente abbia innalzato il livello di pericolo soltanto a 1 (in una scala da 0 a 7), i tedeschi non ci stanno ad avere una potenziale bomba atomica a due passi da casa, ed hanno richiesto a gran voce la chiusura della centrale. La richiesta è arrivata dal Ministro dell’Ambiente tedesco Barbara Hendricks che considera la centrale di Fessenheim troppo vecchia (è la più vecchia tra tutte le centrali francesi) e non è possibile che possa ancora essere in funzione quarant’anni dopo la sua inaugurazione. Non è purtroppo d’accordo la ASN, l’Agenzia per la Sicurezza del Nucleare francese, la quale ha risposto che non vi è alcuna ragione per chiudere la centrale.

Ma i guai per il nucleare francese non finiscono qui. Anche la Svizzera, negli stessi giorni, ha chiesto alla Francia di smantellare un’altra centrale, quella di Bugey, posta ad appena una settantina di chilometri da Ginevra. Il cantone frontaliero ha infatti denunciato un vero e proprio “pericolo” non solo per un’eventuale esplosione, ma anche per l’inquinamento delle acque. Questa volta i ministeri competenti francesi non si sono nemmeno degnati di rispondere alla richiesta dato che questa centrale, una delle più grandi del Paese, da sola produce il 4,5% dell’elettricità di tutta la Francia. Ginevra ha chiesto almeno di smantellare i reattori più vecchi che risalgono addirittura al 1970, ma evidentemente non ci sono buone speranze. Hollande infatti ha dichiarato che la produzione della centrale di Bugey sarà soltanto dimezzata entro il 2025. Insomma, di chiuderla proprio non se ne parla.

Le centrali nucleari francesi pericolose per l’Italia

A queste proteste si aggiungono anche quelle dell’Italia, anche se per ora non ci sono richieste formali di chiusura delle centrali. Famoso è stato il caso di Tricastin, a meno di 300 km da Torino, l’unica di cui si è presa in considerazione la possibilità di chiusura in seguito ai diversi incidenti che si sono verificati negli ultimi anni. Areva, la società che gestisce la centrale, ha deciso il licenziamento di un gruppo tra i 400 e i 450 dipendenti di Tricastin, in seguito alle perdite di oltre 2 miliardi di euro registrate nel 2015 e il rosso di quasi 5 miliardi dell’anno precedente. Non sembra dunque che la motivazione della chiusura della centrale dipenda dai pericoli per l’ambiente o per la sicurezza, ma i motivi sarebbero economici. L’eventuale chiusura farebbe comunque felici gli italiani che vivono al confine con la Francia, qualsiasi sia il motivo.

Purtroppo non c’è solo Tricastin a preoccupare il popolo italico. Non dimentichiamoci infatti di Cruas, più o meno alla stessa distanza di Tricastin, e Saint-Alban, a circa 700 km da Savona, tutte con oltre 30 anni di servizio sulle spalle.

Foto: Pixabay

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