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Utero in affitto: come funziona e in quali Paesi è legale

utero in affitto

Da alcune settimane gli italiani sono bombardati da una nuova locuzione, spesso demonizzata da politici ed opinionisti: utero in affitto. Ma cosa significa? E perché in Italia è illegale, quando in molti altri Paesi stranieri è legale? La vicenda è salita alla ribalta in seguito alla discussione sul ddl Cirinnà sulle Unioni Civili omosessuali, ma va considerato che la maggior parte dei casi di utero in affitto in realtà riguardano coppie eterosessuali, e che questa pratica esiste da diversi anni.

Utero in affitto: come funziona

La pratica dell’utero in affitto consiste nella fecondazione assistita di una donna esterna alla coppia, fecondata con lo sperma di un componente della coppia stessa. Questa donna porta avanti la gravidanza per tutti e nove i mesi e poi, dopo il parto, il neonato viene dato in affidamento alla coppia originale. Come detto in apertura, anche se si parla spesso di questa pratica negli ultimi tempi come “abituale” per le coppie omosessuali (di recente anche l’ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola ha avuto un figlio in questo modo insieme al suo compagno), si tratta di una pratica a cui accedono anche coppie eterosessuali nelle quali la donna ha qualche tipo di disfunzione o malattia che non le consente di portare avanti una gravidanza, e così si affida ad una cosiddetta “madre surrogata”.

Dove si pratica l’utero in affitto e perché in Italia è illegale

Nonostante nel nostro Paese l’utero in affitto sia una pratica demonizzata, tanto che non è mai stata presa in considerazione nemmeno nella discussione sulle Unioni Civili, all’estero diversi Paesi la praticano da anni. Non si tratta di una operazione rischiosa, i problemi sono piuttosto di natura etica. Si discute infatti se sia giusto che una donna, dopo aver portato in grembo un figlio per 9 mesi, debba poi consegnarlo, come se fosse un pacco, ad un’altra coppia. Altra discussione riguarda lo sfruttamento di donne povere che, di fronte al pagamento di una somma che non potranno mai guadagnare in altro modo, sono disposte ad affittare il proprio utero. Visto che si tratta di una pratica molto delicata, molti Paesi, specialmente europei, non la consentono. Altri invece sì.

Se una coppia italiana volesse un figlio tramite la pratica dell’utero in affitto, la nazione più vicina che lo consente è la Grecia. Qui sono consentite queste operazioni soltanto per le coppie etero in seguito ad una attestazione medica che dimostri che la donna, per motivi di salute, non può avere figli. Purtroppo però, prima di avviare le procedure, bisogna prendere la cittadinanza greca. Allontanandoci un po’ ci sono i Paesi Bassi che la praticano, ma è obbligatorio che tra gli aspiranti genitori e la gestante ci sia un legame biologico (per esempio la donna che concede l’utero dev’essere madre, sorella o cugina di uno dei componenti della coppia). Lo stesso vale per la Danimarca. Più libera la scelta invece nel Regno Unito dove l’unica condizione è che la donna che dà l’utero in affitto debba già avere avuto figli. Qui possono praticare l’operazione anche le coppie gay, ma è vietata ai single.

È possibile praticare la procedura più liberamente e senza vincoli in Russia e Ucraina, ma i rischi sorgono successivamente. Un figlio nato con l’utero in affitto infatti non prende, per legge, né la cittadinanza russa (o ucraina), né quella italiana. Bisogna dunque chiedere la cittadinanza all’Italia e far partire una procedura con la quale, se gli inquirenti capiscono che il bambino è nato tramite utero in affitto, possono anche arrestare i genitori.

I Paesi nei quali ci sono meno vincoli e rischi sono dall’altra parte del mondo: Stati Uniti, Canada e India. Non c’è infatti l’obbligo di essere eterosessuali, sposati o con legami biologici, è previsto un contratto con la gestante (in alcuni Stati si pagano solo le spese, ma non c’è un compenso) e, una volta nato il bambino, ha la cittadinanza americana, canadese o indiana, e dunque non ci sono pericoli per i genitori una volta rientrati in Italia. Legislazioni simili sono presenti anche in Australia e Cipro. Infine altre nazioni nelle quali la pratica dell’utero in affitto è legale, ma c’è più rischio di sfruttamento della povertà, sono Thailandia, Nepal, Brasile, Sudafrica e Messico. I costi possono variare in base alla nazione: nei Paesi poveri come l’India possono bastare 15 mila euro, negli USA può costare dieci volte tanto.

Foto: Pixabay

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