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Leicester: la favola è già finita? A rischio per fair play finanziario

leicester city

La favola del Leicester City, squadra della Premier League che è diventata in un anno da Cenerentola a favorita per la vittoria del campionato, potrebbe terminare molto presto. E non per demeriti sportivi. Il club allenato da Claudio Ranieri è la replica di mille altre storie di piccole squadre che tentano di sbarcare il lunario nel campionato di calcio più ricco del mondo. Dopo aver lottato per anni nei bassifondi della classifica di Premier League e nelle posizioni medio-alte della Championship (la Serie B inglese), quest’anno la squadra si ritrova, a 12 partite dalla fine del campionato, al primo posto a +2 dalle inseguitrici e con in casa il capocanniere Vardy. Una bella favola calcistica che si potrebbe però presto interrompere a causa di conti non ugualmente virtuosi.

Il Leicester è indebitato fino al collo

Il fair play finanziario in Europa esiste da pochi anni, da quando cioè Michel Platini ha deciso di introdurlo per evitare squilibri nei club guidati dagli sceicchi o dai petrolieri russi i quali, aprendo il portafoglio, si sono potuti permettere ingaggi da capogiro per i migliori calciatori del mondo. In Inghilterra però il fair play finanziario esiste da molto più tempo e non riguarda soltanto le squadre che devono ottenere la licenza Uefa, ma anche quelle che militano in Championship. E proprio il Leicester è una delle squadre maggiormente nel mirino da alcuni anni.

Il club appartiene all’imprenditore Vichai Srivaddhanaprabha, re dei duty free della Thailandia, il quale ha mire sugli aereoporti di tutta l’Asia. Uno che pensa in grande e che non ha problemi ad aprire il portafoglio, anche quando le regole non glielo permetterebbero. Secondo i conti dei revisori inglesi, il Leicester negli ultimi due anni avrebbe accumulato un rosso di almeno 70 milioni di sterline (circa 90 milioni di euro), ma per permettere l’iscrizione ai campionati nazionali, concedono uno sforamento di sole 8 milioni di sterline. Il metodo per recuperare denaro fino a rientrare negli 8 milioni non interessa ai revisori (o almeno non sono così fiscali come l’Uefa), e così il magnate thailandese ha potuto inventarsi movimenti di ingegneria contabile per far quadrare i bilanci.

Secondo le ultime indiscrezioni, pare abbia avviato un’impresa, la Trestellar Limited, la quale avrebbe sede all’indirizzo in cui, guardacaso, ha sede la società dei suoi figli. Non appena la Trestellar ha aperto i battenti, ancor prima di avere un sito internet o un numero di telefono, ha concesso sponsorizzazioni al Leicester per milioni di sterline, una quantità che sarebbe elevata per un top club, figuriamoci per uno che lotta per non retrocedere. Fatto sta che questa operazione lo scorso anno ha salvato il club: ha aumentato del 60% il fatturato ed ha fatto rientrare il range delle perdite entro gli 8 milioni di sterline. A tutto ciò si è aggiunta un’operazione, ideata sempre dal proprietario del club, di finanziamento che definire occulto non sarebbe poi tanto sbagliato: una sorta di azionariato popolare per finanziare il club emettendo azioni per un valore di 100 milioni di sterline. Peccato che tutti e 100 i milioni sono stati versati proprio da Srivaddhanaprabha.

I guai con la Uefa

Cosa succederà ora? Con ogni probabilità la squadra di Vardy e Mahrez si qualificherà di diritto alla prossima Champions League (anche se non dovesse vincere il campionato, i punti di distacco dal quinto posto sono già 12), e allora scatterebbero i controlli della Uefa. Controlli come sappiamo molto severi che negli ultimi anni hanno negato l’accesso alle competizioni europee a club come il Malaga o il Parma anche per infrazioni minori. L’unica speranza è che queste operazioni poco trasparenti vengano in un certo senso “perdonate” dalla Uefa come fatto con il Manchester City qualche anno fa quando un’operazione sospetta di sponsorizzazione portata avanti da Etihad (società di proprietà del presidente del club) permise di far quadrare i conti e di cavarsela solo con una multa. Nel caso in cui le cifre non dovessero piacere ai revisori europei, il Leicester verrebbe escluso dalle competizioni europee e si potrebbero avviare procedure anche interne al campionato inglese che potrebbero comportare persino la retrocessione a tavolino del club.

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