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Fecondazione eterologa: cos’è e quando si può fare

fecondazione eterologa

La fecondazione eterologa, detta anche fecondazione artificiale o medicalmente assistita, consiste nel fecondare un ovulo o usare uno spermatozoo di una persona esterna alla coppia. Secondo i dettami della legge 40, modificata il 9 aprile 2014 per rendere possibile questo intervento anche in Italia, essa è possibile nei casi in cui un medico accerti che uno dei due aspiranti genitori sia sterile. Se è sterile l’uomo, occorrono spermatozoi donati, se è sterile la donna occorre che ad essere donato sia l’ovulo.

Cosa prevede la legge sulla fecondazione eterologa

La legge disciplina in maniera molto rigida la fecondazione eterologa per evitare casi di abuso. Quel che il legislatore vuole evitare è la cosiddetta pratica dell’eugenetica, ovvero la selezione di un donatore con determinate caratteristiche per fare in modo che, per esempio, il proprio figlio abbia i capelli o gli occhi di un certo colore, oppure abbia i geni di un astrofisico o di un campione dello sport. Per tale motivo i donatori devono restare anonimi.

Non bisogna confondere la fecondazione eterologa con l’utero in affitto, pratica che prevede che l’intera gravidanza sia portata avanti da un soggetto terzo. Questa pratica è illegale in Italia.

Quando e come si fa la fecondazione eterologa

Dopo l’ultima modifica della legge 40, l’iter prevede che, dopo l’accertamento della sterilità di uno dei due genitori, ci si possa iscrivere presso un centro specializzato in fecondazione assistita dove si verrà sottoposti ad ulteriori esami. Gli unici requisiti per poter accedere alla prestazione sono, oltre all’accertamento dello stato di salute dei due potenziali genitori, anche il fatto di essere maggiorenni, sposati e conviventi. Sotto i 43 anni della donna l’operazione si può effettuare tramite pagamento solo del ticket (ogni Regione ha autonomia e il ticket può essere zero euro oppure centinaia di euro). Sopra i 43 anni, o se i primi 3 cicli sono andati male, se si vuole ancora tentare con la fecondazione eterologa bisognerà pagare l’intero ciclo (circa 2.500-3.000 euro).

Per quanto riguarda i donatori, che devono essere maggiorenni, i maschi non devono avere più di 45 anni d’età, le donne non più di 35 anni. Le donazioni avvengono presso le banche del seme, devono essere anonime (ma il figlio potrà chiedere, dopo aver compiuto 25 anni, di conoscere il padre biologico, il quale potrà a sua volta rifiutarsi di fornire le generalità) e le uniche caratteristiche registrate sono quelle fisiche (colore della pelle, occhi, capelli, peso, altezza e gruppo sanguigno). Saranno autorizzati solo gli impianti di caratteristiche che assomigliano a quelle dei pazienti (se entrambi i genitori sono castani, non potranno per esempio richiedere che il figlio sia biondo). Inoltre ogni donatore non può dare alla luce più di 10 figli.

La fecondazione assistita si può effettuare in tre modi: inserimento del liquido seminale nella cavità uterina; fertilizzazione in vitro (in laboratorio si tenta di fecondare un embrione su un vetrino, se la fecondazione avviene si trasferiscono nell’utero fino ad un massimo di 3 ovociti); in alternativa si effettua l’iniezione dello sperma intracitoplasmatica, ovvero l’inserimento dello spermatozoo nell’ovocita tramite pipetta; infine il terzo modo è la fecondazione in vivo che si effettua tramite intervento chirurgico direttamente nella donna. Questa terza metodologia è più invasiva e quindi anche la meno utilizzata. A seconda della metodologia scelta, cambiano anche i tempi di attesa. Nel primo caso l’attesa può andare da una settimana ad alcuni mesi, a seconda della disponibilità delle cliniche; per la seconda e la terza tecnica invece le attese vanno dai 6 mesi ai 2 anni.

Fonti: fecondazioneeterologaitalia.it; la Stampa
Foto: Freeimages

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