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Carta di credito non pagata: cosa succede?

carta di credito non pagata

Il problema è purtroppo sempre più comune in questi ultimi anni: si accumulano debiti con le carte di credito, si perde il lavoro o si hanno imprevisti economici e così non si riesce più a ripagarli. Cosa succede quindi se si ha una carta di credito non pagata? O peggio, cosa accade quando le carte di credito non pagate sono più di una, e magari vi si aggiunge anche un prestito da una finanziaria?

Carta di credito non pagata: l’importante è mantenere la calma

La situazione può sembrare tragica ma in realtà non lo è, sempre che si riesca a mantenere il sangue freddo e non si vada nel panico. Il primo pensiero che si deve fare è che, dopotutto, si parla di cifre non eccessive, di solito intorno ai 10-15 mila euro che per una persona che ha perso il lavoro possono sembrare un’infinità, ma considerando le spese che si fanno in una vita (basti pensare ad un mutuo per la casa o all’acquisto di un’automobile), ci si rende conto che non si tratta di debiti impossibili da estinguere.

Mantenere la calma è importante anche perché, leggendo molte testimonianze sul web, sono sempre di più le persone che lamentano minacce e veri e propri episodi di stalking da parte delle agenzie di recupero crediti che chiamano a casa o al lavoro, e parlano dei problemi economici del debitore con colleghi e parenti, rendendo la situazione insostenibile. È importante sapere che questo atteggiamento è fine a se stesso dato che non può andare oltre, non possono farvi perdere il lavoro (per chi ce l’ha ancora) o comportare altre conseguenze negative, il disagio resta soltanto verbale. L’importante è agire seguendo la legge.

Cosa accade per una carta di credito non pagata

Ma cosa prevede la legge in caso di carta di credito non pagata? La prima contromossa che si può adottare quando ci si rende conto di avere troppi debiti con diverse compagnie (per esempio due o tre carte di credito le cui rate non si riescono più a coprire, a cui si aggiunge anche un prestito da un altro ente ancora), è fare un piano di rientro. Oggi diverse finanziarie si accollano l’onere di sostenere chi è in difficoltà economiche, anche i cattivi pagatori, fornendo un prestito unico con il quale pagare tutti i creditori e fornire un’unica rata mensile con la quale ripagare il finanziamento.

Con questa tecnica ci si può garantire un po’ di ossigeno in quanto, trattandosi di un prodotto nato proprio per coprire i debiti, la restituzione della somma può avvenire in più anni con rate molto basse. E così anziché dover restituire, per esempio, 500 euro al mese tra tutti i creditori vari, è possibile ripagarli con il finanziamento e poi stabilire un piano di rientro con rate mensili di 200 euro, decisamente più sostenibili.

In seguito ad un addebito di una rata della carta di credito, se non ci sono soldi sul conto, o si va in rosso (se la banca lo concede), oppure scattano gli interessi di mora. Se le rate non pagate diventano tante, molte finanziarie rescindono il contratto, facendovi perdere la possibilità del pagamento rateale. In questo modo bisogna ripagare l’intero debito e, non potendo farlo, si viene iscritti nel registro dei Cattivi Pagatori.

Registro Cattivi Pagatori o Protestati?

Nel caso in cui la soluzione del piano di rientro non è praticabile, è molto probabile che si venga iscritti nel registro dei Cattivi Pagatori. In questo registro finiscono quei debitori che hanno avuto qualche difficoltà a restituire uno o più prestiti, e vi rimangono per qualche tempo anche dopo aver restituito la somma. L’iscrizione serve per altre finanziarie o per gli istituti di credito che sanno che quel determinato soggetto ha avuto in passato problemi nella restituzione della somma. Importante è non confondere il registro dei Cattivi Pagatori con quello dei Protestati che sono quei debitori che proprio non riescono a pagare in alcun modo. Chi è iscritto nel registro dei Cattivi Pagatori ha ancora qualche speranza di ottenere altri prestiti nel caso in cui dimostrasse di avere un reddito sicuro, chi è iscritto nel registro dei Protestati invece non ha alcuna speranza di ottenere il credito, almeno finché il suo nome non viene cancellato dai registri (l’unico modo è ripagare interamente il debito).

La preoccupazione di molti è che, di fronte ad un debito non pagato, vengano pignorati beni di prima necessità. La legge in merito alla cosiddetta “messa in mora”, modificata di recente, ha stabilito però che i beni di prima necessità non sono pignorabili, e dunque dai mobili primari (frigoriferi, armadi, letto, ecc.) ai vestiti, fino ai computer (se usati per lavoro), non si possono toccare. Non sono pignorabili nemmeno gli oggetti di valore religioso o morale come per esempio la fede nuziale o medaglie al valore, oppure gli attrezzi che servono per il proprio sostentamento come gli attrezzi agricoli per chi possiede della terra da coltivare o l’automobile. Infine non sono pignorabili i sussidi (maternità, malattia, ecc.) e le pensioni minime, mentre lo stipendio e le pensioni non minime sono pignorabili solo per un quinto. Per quanto riguarda le pensioni, la parte pignorabile è soltanto la quota eccedente la soglia minima. Dall’estate del 2015 non è pignorabile nemmeno la prima casa.

Infine, ultima possibilità in caso di carta di credito non pagata, è il cosiddetto stralcio del debito, ovvero un accordo che si fa con la finanziaria nel quale si dimostra di non avere modo di restituire la somma e di non avere beni pignorabili. Soltanto se l’istituto di credito è d’accordo, si può ottenere una sorta di “sconto” che va dal 40 al 70% del debito. In questo modo però si evita di andare in causa e doversi accollare anche le spese legali. Alla finanziaria questo accordo conviene quando si rende conto che per una causa ci vogliono soldi e anni di processi, a fronte dei quali potrebbe comunque non recuperare l’intera somma.

Foto: Pixabay

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