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Affitto prima casa: le tasse da pagare

affitto prima casa

Sempre più coppie o single decidono oggi di andare a vivere in una casa in affitto. Lavori precari, mancanza di garanzie finanziarie ed altri problemi stanno facendo diventare il sogno di acquistare una prima casa un miraggio. Per questo i contratti di affitto sono sempre più comuni. Tra i dubbi che vengono a chi prende in affitto la prima casa c’è quello delle tasse da pagare. Quali sono e a quanto ammontano? Facciamo un riepilogo di tutte le incombenze annuali.

Affitto prima casa: le imposte di registrazione del contratto

Sin dal momento in cui si entra in una nuova casa (e in molti casi ancor prima di metterci piede), c’è già qualcosa da pagare: la tassa di registrazione del contratto. La legislazione italiana oggi prevede due tipologie di contratto per l’affitto prima casa o anche non prima casa: la cedolare secca oppure il metodo tradizionale del rinnovo attuale.

Il contratto di affitto si registra presso l’apposito Ufficio del Registro presente presso ogni Comune e prevede il pagamento dei bolli e di una tassa annuale. L’imposta per i fabbricati ad uso abitativo è del 2% del canone annuo moltiplicato per il numero di annualità. Questa tassa si può pagare tutta in un solo versamento oppure si può pagare di anno in anno. Importante tenere conto che la tassa è da dividere al 50% con il proprietario. Quindi se per esempio si paga un affitto da 500 euro al mese, la tassa da versare ogni anno ammonta a 500x12x2/100= 120 euro all’anno (da dividere 60 euro l’inquilino e 60 il proprietario). La tassa minima da pagare in questo caso è (complessivamente) 67 euro.

A questa cifra bisogna aggiungere l’imposta di bollo dovuta alla registrazione del contratto, dunque solo una volta per l’intera durata del contratto. Essa ammonta a 16 euro ogni 4 facciate del contratto o ogni 100 righe. Anche questa è da pagare al 50 e 50 tra inquilini e proprietario.

Un metodo per risparmiare tutti questi esborsi c’è e si chiama cedolare secca. Istituita nel 2011, la cedolare secca sostituisce il rinnovo annuale, l’imposta di bollo e anche l’Irpef sugli affitti pagata dal proprietario. L’importo sulla cedolare secca ammonta al 21% sull’affitto a canone libero annuo e al 15% sul canone concordato annuo. Quindi nel nostro esempio dell’affitto a 500 euro, la cedolare secca costerebbe 500x12x21/100= 1260 euro, ma il pagamento è una tantum anche se il contratto dura 16 anni. Come sempre, il costo si divide tra proprietario ed inquilino. Alcune eccezioni sono previste per i Comuni ad alta tensione abitativa o con carenze abitative, individuati dal Cipe, nei quali l’aliquota cala al 10%. Con la cedolare secca il proprietario rinuncia agli aggiornamenti ISTAT del canone d’affitto.

Le tasse annuali dell’affitto prima casa

Oltre alle imposte di registro ci saranno da pagare anche alcune tasse annuali stabilite dai Comuni. Tali tasse sono Tari (tassa sui rifiuti) e Tasi (Tassa sui servizi indivisibili), soltanto per chi prende la casa in affitto come seconda casa. Per gli inquilini che affittano l’immobile registrandovi la residenza, la Tasi dal 2016 è stata abolita. L’eliminazione della Tasi si estende al comodato d’uso dato ad un parente di primo grado che vi abita gratuitamente, sempre però a condizione che vi ponga la residenza. I proprietari invece sono tenuti a pagare ugualmente la Tasi, nella misura stabilita dal Comune che può andare dal 70 al 90%.

Per quanto riguarda la TARI, non c’è più bisogno, come accadeva fino ad un paio di anni fa, di andarsi a registrare presso il Comune. Il bollettino arriva direttamente a casa e prevede un pagamento a seconda della metratura dell’appartamento. Anche in questo caso il costo cambia da città a città e l’importo è dovuto al 100% dall’inquilino.

Foto: Freeimages

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