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COP21: sintesi dell’accordo, benefici e criticità

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Dopo due settimane di conferenze e tante polemiche, alla fine la COP21 si è conclusa a Parigi con un lungo applauso tra i delegati, strette di mano e sorrisi come se si fosse trovato l’accordo per salvare il pianeta. Ma sarà davvero così? A sentire i politici che hanno presieduto il dibattito e trovato “l’accordo del secolo” sì, ma gli esperti non sembrano essere così ottimisti. Ecco cosa si è deciso.

COP21: i punti dell’accordo

L’obiettivo della COP21 era di evitare che le temperature medie del pianeta superino i 2 gradi centigradi dato che le conseguenze, sopra quella soglia, sarebbero imprevedibili catastrofi. I grandi del pianeta hanno annunciato che, con i loro provvedimenti, la temperatura globale aumenterà al massimo di 1,5 gradi.

Il punto più importante dell’accordo è il finanziamento previsto per i Paesi in via di sviluppo di 100 miliardi di dollari l’anno per dotarsi dei mezzi tecnologici per ridurre il proprio impatto sull’ambiente. In altre parole questi finanziamenti, sborsati dai Paesi più ricchi, serviranno alle nazioni che stanno ancora sviluppando la loro economia per aprire centrali energetiche rinnovabili che sostituiscano carbone e petrolio, adottare politiche di risparmio energetico e così via.

Altro punto stabilito è che ogni Paese si impegna ad aumentare le proprie forme di stoccaggio del carbonio. In altri termini si impegnano a bloccare la deforestazione, sviluppare i sistemi di accumulo del carbonio sottoterra e aumentare gli spazi verdi perché, si sa, non c’è modo migliore di ridurre la CO2 del piantare un albero. Infine è stato stabilito il carbon budget: ogni nazione avrà la sua quantità di carbonio massima che potrà immettere nell’atmosfera e non dovrà sforarla. Riusciranno queste contromisure a “salvare il pianeta”?

COP21: le perplessità degli esperti

Secondo quanto dicono ambientalisti e scienziati…no. Le criticità dell’accordo sono tante. Cominciamo dal finanziamento per 100 miliardi di dollari l’anno per i Paesi in via di sviluppo. Prima di tutto tale finanziamento comincerà dal 2021, dunque nei prossimi 6 anni queste nazioni potranno continuare ad inquinare come se nulla fosse; inoltre non è stato specificato, nel testo dell’accordo, se questi 100 miliardi (che aumenteranno nel corso degli anni) saranno un “regalo” da parte delle nazioni più sviluppate, o un prestito che non farà altro che aumentare il debito di queste piccole realtà.

Al contempo le grandi nazioni non hanno preso impegni nella riduzione delle proprie emissioni, non hanno stabilito se anche loro sono tenuti a ridurre l’impatto degli impianti a gas o a carbone. Barack Obama infatti ha parlato dell’America come del Paese più impegnato al mondo nella riduzione delle emissioni, dimenticando (volutamente) che la sua amministrazione ha dato il via all’estrazione del gas scisto che è il processo estrattivo più inquinante in assoluto.

Ma le criticità non finiscono qui. Il tetto del carbon budget in realtà è un accordo “morale” perché non stabilisce, come fatto in passato con altri accordi, una quantità di emissioni. Non si dice, come fatto per esempio dall’Unione Europea, “entro il 2020 bisogna ridurre le emissioni del 20%”. No, in questo caso ogni nazione stabilisce i propri parametri e il proprio impegno autonomamente e senza accordi vincolanti. Ad inizio summit l’intento era di arrivare a ridurre le emissioni globali tra il 70 e il 95%, alla fine della COP21 si è stabilito che la riduzione delle emissioni dev’essere tra il 40 e il 70% entro il 2050.

Uno degli accordi della vigilia del summit era di ridurre immediatamente le emissioni; dopo il summit l’accordo è diventato accelerare il picco delle emissioni per poi poterle ridurre. In altre parole si deve aumentare l’inquinamento in fretta fino a raggiungere un picco massimo e, da quel momento, cominciare a ridurle. Tale picco dovrebbe essere raggiunto tra il 2020 e il 2030, il che significa che ancora per i prossimi 15 anni non verranno prese contromisure serie.

Angelo Bonelli, leader dei Verdi, ha scritto sulla sua pagina Facebook:

L’accordo sul clima di Parigi dopo 23 anni di tentativi falliti è certamente un fatto storico che non salva il mondo ma crea le condizioni per salvarlo.
[…] il protocollo di Parigi non fissa alcun termine per la fine dello sfruttamento del carbone e petrolio. […] Nessun impegno vincolante per fermare la deforestazione […] In ogni caso da oggi le rinnovabili sono più forti di ieri e la strada per vincere questa battaglia di civiltà è segnata. […] L’Italia dopo l’accordo di Parigi sia coerente: fermi le trivellazioni e rilanci le energie rinnovabili per farla diventare il primo paese decarbonizzato.

Sull’ultimo punto è d’accordo anche Legambiente: si va verso un mondo decarbonizzato nel quale le fonti rinnovabili domineranno il panorama energetico. Ma basterà? Secondo gli scienziati no. Gli esperti che hanno analizzato il testo, compreso anche il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, concordano nel dire che nella migliore delle ipotesi questo accordo della COP21 porterà ad un incremento delle temperature di almeno 3 gradi, molto più degli 1,5 previsti. E se già i 2 gradi avrebbero comportato siccità, incendi, scioglimento dei ghiacciai e inondazioni, le conseguenze di un aumento di 3 gradi saranno imprevedibili.

Foto: COP21 official site

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