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Bancomat anche per i micropagamenti: la proposta PD

bancomat per micropagamenti

Fino ad oggi se provavate a pagare un caffè o un conto qualsiasi di meno di 10-20 euro con il bancomat, il cassiere vi guardava storto, e poteva anche rifiutarsi di accettare il pagamento. Il motivo è che gli esercenti pagano una commissione per l’utilizzo del Pos e così, se pagavate pochi euro, il loro guadagno andava in fumo. A breve potrebbe non essere più così. Il PD, tra gli emendamenti alla Legge di Stabilità, ha presentato una proposta rivoluzionaria: permettere l’utilizzo del bancomat o della carta di credito anche per importi bassi. Ma come si fa?

Moneta elettronica per i micropagamenti: le novità

È una questione di libertà. Vogliamo che i cittadini siano liberi di scegliere come pagare, in qualunque situazione

queste le parole di Sergio Boccadutri, responsabile innovazione del Partito democratico, che ha presentato l’emendamento. Per migliorare i controlli sulle spese, nonostante l’incremento della soglia con i contanti da mille a tremila euro, il Governo vorrebbe incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, in altre parole bancomat o carta di credito. Per farlo però bisogna andare incontro agli esercenti che non possono far pagare con il Pos una spesa da un euro, quando la sola commissione è 1,50 euro.

Dunque ecco la proposta: abbattere il costo delle transazioni via Pos fino a 5 euro ed eliminare l’attuale tetto di 30 euro entro il quale un commerciante può rifiutarsi di accettare il pagamento con bancomat o carta di credito. Questa operazione va considerata nell’ottica più ampia che vedeva già l’obbligo, introdotto il 30 giugno scorso, per commercianti e professionisti, di dotarsi di Pos per qualsiasi tipo di pagamento.

Per quanto riguarda i costi di transazione, l’emendamento chiede alle società che gestiscono i Pos di rivedere al ribasso le tariffe. Se non si adegueranno entro il 1° aprile 2016 scatteranno automaticamente le tariffe imposte dallo Stato che saranno di 7 millesimi di euro per ogni operazione effettuata con il bancomat e di un centesimo per quelle con la carta di credito.

Perché si spinge verso i micropagamenti con bancomat e carta di credito

In realtà la questione del pagamento con moneta elettronica va oltre il mero discorso di controllo fiscale. Certo, è più facile tenere sotto controllo un euro pagato col bancomat che non uno pagato in contanti, ma non è solo questo. Secondo i conti del Governo infatti, gestire in contanti un’attività significa un costo totale di 10 miliardi di euro l’anno, attualmente, in tutta Italia. I costi di trasporto, quelli di gestione delle banche, il ricarico sul cliente finale che si trova a pagare queste operazioni indirettamente, sono tutti costi eliminabili. E poi c’è il problema della sicurezza visto che un commerciante che esce con l’incasso giornaliero in tasca rischia una rapina, ma i pagamenti tramite Pos non possono essere rubati. Secondo i dati della Banca d’Italia, le frodi con bancomat e carte di credito ormai si sono quasi estinte in Italia, sono appena lo 0,022% del totale delle transazioni, dunque bisogna solo superare la naturale diffidenza che purtroppo persiste tra gli italiani.

Foto: Freeimages

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