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Etichette elettrodomestici: 1 su 2 è errata

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Clamorosa scoperta da parte di Legambiente: esattamente come accaduto nel mondo delle auto per Volkswagen, anche le etichette degli elettrodomestici “barano” sulla propria efficienza energetica. Come sappiamo, da qualche anno in Europa sono obbligatorie le etichette sugli elettrodomestici per dare l’opportunità al potenziale cliente di capire immediatamente, tra le varie opportunità, quale elettrodomestico sia meno energivoro. Esiste così una classificazione netta che parte da A+++ e scende fino alla classe D e che attesta se un elettrodomestico è efficiente oppure no. Questa norma a tutela del consumatore viene però aggirata, secondo un recente studio di Legambiente, in quasi un caso su due. Vediamo i risultati del rapporto “Etichetta furba 2015”.

Etichette elettrodomestici furbe: la situazione in Italia

Per realizzare il suo studio, Legambiente, in collaborazione con il Movimento Difesa del Cittadino, ha analizzato 4637 prodotti provenienti da negozi fisici (2700 circa) come catene di supermercati e centri specializzati, e negozi online. Il risultato è stato deludente: quasi un’etichetta su due, il 43% per l’esattezza, non è corretta. O per utilizzare un termine di Legambiente, è “furba”.

La preoccupazione deriva soprattutto dal commercio online perché pare che di tutti i prodotti con etichetta contraffatta, il 77% sia venduto proprio da qualche e-commerce. Non tutte le etichette sono “furbe”, alcune sono semplicemente incomplete o addirittura mancanti. Bene i superstore dell’elettronica nei quali la stragrande maggioranza dei prodotti è registrata in maniera corretta; così così invece i supermercati in cui le registrazioni giuste risultano appena il 50%. Pessimo invece il lavoro dei negozi di mobili e complementi d’arredo: quelli che vendono anche gli elettrodomestici non sono quasi mai in regola.

I prodotti con le etichette elettrodomestici scorrette

I prodotti che hanno presentato il maggior numero di etichette scorrette online sono, nell’ordine, cappe, lavasciuga e forni elettrici, seguiti da lavastoviglie, asciugatrici e tv. Nei negozi fisici, in cui è bene ribadirlo, i prodotti scorretti risultano molti meno, quelli che presentano le etichette energetiche scorrette sono per lo più forni elettrici, cappe e aspirapolveri; raramente condizionatori, frigo/freezer e lavasciuga, mentre nei negozi non sono capitate cantinette per il vino scorrette.

Quello che lo studio vuole far notare è che non solo è grave contraffare le etichette degli elettrodomestici, ma sarebbe importante anche renderle disponibili in maniera corretta. Per esempio complessivamente il 20% degli elettrodomestici risultava con l’etichetta mancante, mentre una percentuale inferiore riportava, nei negozi fisici, l’etichettatura in una posizione illeggibile o addirittura strappata. L’unico aspetto positivo è che, rispetto allo scorso anno, si sono ridotti i casi di illeciti. Nel 2014 le etichette non conformi erano il 28% nei negozi fisici e l’88% online; nel 2015 risultano essere il 19% nei negozi fisici e 77% online.

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