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Truffa dell’olio d’oliva, come riconoscere l’extravergine

truffa dell'olio d'oliva

Nella giornata di ieri è scoppiata la bomba della truffa dell’olio d’oliva. Sette grandi marchi italiani hanno subito, nella giornata di ieri, un blitz dei Carabinieri che ha portato alla luce alcune scorrettezze nella vendita dell’olio. Secondo il PM Raffaele Guariniello infatti si prefigura il reato di frode in commercio per Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso, Primadonna (nella versione confezionata per la Lidl) e Antica Badia (per Eurospin).

In cosa consisteva la truffa dell’olio d’oliva

Secondo quanto constatato dalle forze dell’ordine, i campioni prelevati dai Nas di olio venduto come extravergine di oliva in realtà appartenevano ad una categoria inferiore. Secondo le regole del mercato, l’olio di quella categoria sarebbe dovuto essere venduto ad un prezzo del 30-40% inferiore in quanto non extravergine.

Quello che ha spinto le forze dell’ordine ad indagare era che, nonostante il 2014 fosse stato un “anno terribile” per la produzione di olio d’oliva italiano, il mercato non sembrava averne risentito. Sono così partite le indagini per scoprire se qualche azienda avesse ceduto alla tentazione di “fare la furba”, e così hanno analizzato 20 bottiglie d’olio di marchi diversi. Tra esse ben 9 risultavano non idonee secondo i parametri chimici previsti per classificarlo come extravergine e per superare i test. Va però specificato che, pur trattandosi di frode, l’unico rischio si corre sul portafoglio perché ciò non vuol dire che l’olio contraffatto faccia male alla salute, ma soltanto che è stato sopravvalutato.

Come riconoscere l’olio extravergine d’oliva

Per evitare una nuova truffa dell’olio d’oliva e riconoscere quello davvero extravergine, cosa possono fare i comuni cittadini? Oltre che confidare nei controlli delle forze dell’ordine, possono effettuare delle valutazioni “fatte in casa”. Prima di tutto sul prezzo: se un olio viene venduto a meno di 6-7 euro al litro non è possibile che sia extravergine in quanto i costi di produzione sarebbero troppo elevati e l’azienda che lo vende ci andrebbe a perdere.

Altro aspetto da tenere d’occhio è la provenienza delle olive. Basta guardare l’etichetta, quando le olive provengono dall’estero non sono quasi mai da considerarsi extravergine perché dall’estero si importa per lo più sansa. L’origine, per andare sul sicuro, dev’essere Dop e le olive 100% italiane (a volte sono mischiate con olive importate). Controllare anche l’annata, quella del 2014, come detto, è stata pessima, meglio scegliere il 2015. Infine ci sarebbe il test del gusto, ma per fare sì che sia efficace, chi lo fa dev’essere specializzato in seguito ad un corso simile a quello dei sommelier per il vino, difficile quindi improvvisarsi assaggiatore professionale di olio.

Foto: Freeimages

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