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Partita Iva con regime dei minimi 2016: le novità

regime dei minimi 2016

Il Governo Renzi ha appena licenziato la Legge di Stabilità che dovrebbe entrare in vigore dal 2016 a scanso di cambiamenti dell’ultimo minuto. Tra le tante modifiche ce n’è una che sta particolarmente a cuore a milioni di lavoratori italiani, in particolar modo giovani e qualificati: la revisione del regime dei minimi delle partite Iva. In questa categoria ci sono professionisti costretti a lavorare in modo subordinato o parasubordinato nascosti dietro una cosiddetta “falsa partita Iva” per permettere alle aziende di pagare meno tasse, oppure per permettere al lavoratore stesso di avere più collaborazioni. Renzi ha annunciato di voler venire incontro a questa fascia di professionisti disagiata in quanto per nulla tutelata dal punto di vista sanitario e assistenziale, e sottopagata vista la media degli stipendi. Ma quali novità apporterà la nuova legge di stabilità? Andiamo a scoprire come sarà il regime dei minimi forfettario dal 2016.

Partite Iva vecchie e nuove fuse in un regime forfettario unico

In questa nuova legge di stabilità il Governo ha di fatto preso in considerazione il vecchio regime dei contribuenti minimi in vigore fino al 31 dicembre 2014 e lo ha unito con alcune delle novità introdotte in quello del 2015. Ecco cosa ne è venuto fuori:

  • Per accedere alla partita Iva con regime dei minimi 2016 non ci saranno più limiti temporali. Non bisognerà dunque avere meno di 35 anni e, per chi è nel regime, non c’è più il limite dei 5 anni per rimanerci;
  • L’aliquota agevolata resta del 5% entro i primi 5 anni mentre dal sesto diventa del 15% da applicare sul prodotto tra fatturato e coefficiente di redditività;
  • Il tetto dei ricavi viene alzato per tutte le categorie e ritorna ai vecchi 30 mila euro;
  • L’aliquota del regime previdenziale Inps in gestione separata non verrà più elevata fino al 33,72% come proposto dalla legge Fornero ma resterà bloccata, per adesso, al 27,72% con l’impegno del Premier di abbassarla ulteriormente nei prossimi anni.

Un punto piuttosto complesso da interpretare riguarda l’aliquota del 15% che si basa sul coefficiente di redditività. Tale coefficiente è stato stabilito nella legge finanziaria dello scorso anno e prevede che ogni categoria di lavoratore autonomo abbia il suo coefficiente sul quale calcolare il reddito imponibile. Il coefficiente più basso era previsto per l’industria alimentare e delle bevande, per il commercio al dettaglio e per i servizi di alloggio e ristorazione ed era del 40%; quello più elevato riguardava i professionisti con partita Iva ed era del 78%. Non è detto che le aliquote restino tali perché tale coefficiente era calcolato sul regime forfettario. Oggi sono cambiati i parametri e dunque ci si attende una tabella più completa e definitiva da parte del Governo prima di comprendere di preciso quante tasse si dovranno pagare.

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