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Legge di Stabilità 2016: cosa ci sarà e cosa mancherà

legge di stabilità 2016

La Legge di Stabilità 2016 ha ormai quasi completamente preso forma. Anche se il dibattito si aprirà soltanto dopodomani, 15 ottobre, a grandi linee il progetto di legge è pronto e dovrebbe essere convertito in legge entro la fine dell’anno. Tra i provvedimenti assenti quello che ha fatto sicuramente più rumore è stato quello della riforma delle pensioni. Se ne parla da oltre un anno, si sono fatte decine di proposte diverse ma alla fine Renzi ha detto stop: non c’è ancora accordo, i numeri sono incerti e c’è poco tempo, la riforma delle pensioni verrà rinviata all’anno prossimo. Ma cosa ci sarà nella Legge di Stabilità 2016? Il Premier lo ha rivelato oggi.

Il programma della Legge di Stabilità 2016

La Finanziaria di quest’anno è molto attesa da un’ampia platea di lavoratori italiani: le milioni di partite Iva che finora hanno beneficiato del regime dei contribuenti minimi ma la cui tassazione è stata parzialmente rivista lo scorso anno, vedranno una definizione precisa e definitiva con la Legge di Stabilità 2016. Ancora è presto per dare cifre precise ma le indicazioni che arrivano dal PD parlano di un compromesso tra il vecchio regime e quello nuovo: del vecchio regime si riprendono i limiti di accesso al regime dei minimi che per i professionisti dovrebbero ritornare ad essere 30 mila euro annui, per i commercianti salire intorno ai 40-45 mila, con ulteriori soglie per altre attività; del nuovo regime invece dovrebbe essere presa l’aliquota al 15% (anziché al 5%) comprensiva di IVA, Irpef e altre tasse. Dovrebbe inoltre essere eliminato il limite di età di accesso al regime (35 anni) e il limite temporale (5 anni).

A proposito di tasse, la “bandiera” per questa Legge di Stabilità di Renzi sarà senz’altro l’abolizione di Imu e Tasi sulla prima casa che dovrebbe diventare ufficiale. Tra tutti i provvedimenti questo sembrerebbe al momento il più sicuro. Stop anche all’Imu agricola, alla tassa sugli imbullonati e taglio dell’Ires per le imprese. Tra i pochi dati certi c’è l’innalzamento del tetto di divieto di pagamento con contante dagli attuali 1000 euro a 3000 euro. Secondo Renzi questo incremento dovrebbe rilanciare i consumi.

I provvedimenti incerti della Legge di Stabilità 2016

A livello di proposte, tutte da verificare, ci saranno la detassazione per le aziende che assumono giovani a tempo indeterminato, una detassazione inferiore a quella prevista con il Jobs Act, ma definitiva; l’apertura della contrattazione sul pubblico impiego; forme di sostegno per il made in Italy; maxi deduzione per l’acquisto di macchinari e beni in leasing; confermati i bonus edilizi sul risparmio energetico e le ristrutturazioni; sostegni (non meglio definiti) per circa 700 milioni di euro alle famiglie che vivono in condizioni di povertà.

All’interno della Legge di Stabilità 2016 ci sarà spazio anche per i temi non strettamente economici. Si parla insistentemente da qualche giorno di Unioni Civili che dovrebbero essere finalmente ratificate con la prossima legge. Al momento sembra che l’unico ostacolo sia sull’adozione da parte delle famiglie di gay o di single, mentre per quanto riguarda l’equiparazione matrimoni-unioni civili omosessuali sembra che siamo a un passo.

Il nodo coperture

Complessivamente la Legge di Stabilità 2016 si stima costerà allo Stato tra i 27 e i 30 miliardi. Da dove arriveranno queste somme? Circa 6-7 miliardi dovrebbero arrivare dalla spending review, e in particolare dai tagli a tutti i Ministeri, più altri 2 miliardi di risparmi dalla centralizzazione degli acquisti (maggior controllo sugli acquisti della pubblica amministrazione). Purtroppo tra le sforbiciate ci saranno anche i tagli alla sanità già ventilati in passato, anche se in misura inferiore rispetto al dibattito degli scorsi mesi.

Il grosso della cifra, circa 16 miliardi e mezzo, arriverà dall’apertura dell’Unione Europea allo sforamento del rapporto deficit/PIL in cambio delle riforme che Renzi sta già attuando come quelle del lavoro e della scuola, in attesa di quella sulle pensioni. Altri 2,5 miliardi dovrebbero arrivare dalle norme che agevoleranno il rientro dei capitali dall’estero; il resto dovrebbe arrivare dalla dismissione di alcune società partecipate ritenute inutili e dispendiose per lo Stato, e dalle circa 1000 poltrone nei CdA che non serviranno più.

Foto: Freeimages

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