Home / Attualità / Economia e Risparmio / Ttip: il trattato che fa paura all’Europa

Ttip: il trattato che fa paura all’Europa

ttip

“Un fantasma si aggira per l’Europa” era un’espressione che faceva tremare la popolazione del Vecchio Continente qualche decennio fa quando il vecchio Partito Comunista stava raggiungendo livelli di popolarità mai visti. Oggi potremmo prendere in prestito quella vecchia espressione per un pericolo molto più concreto e sicuramente più devastante, almeno secondo i produttori europei. Si chiama Ttip, acronimo di Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti, e potrebbe essere un colpo al cuore all’economia europea, nonostante secondo Bruxelles la sua ratifica potrebbe portare un beneficio di centinaia di miliardi di euro.

In cosa consiste il Ttip

Il Ttip è un accordo commerciale di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America. Detta così non sembra una cosa preoccupante, ma lo è per migliaia di produttori europei e anche per gli stessi consumatori del Vecchio Continente. Il primo effetto, più immediato, è quello di ridurre quasi interamente i dazi doganali tra questi due grandi mercati. E questo porterebbe già un primo effetto importante dato che in Europa le regole più stringenti sulla qualità dei prodotti comportano un lieve innalzamento dei prezzi rispetto agli stessi prodotti realizzati negli USA. Ad oggi i prodotti europei sono “difesi” dai dazi doganali che fanno alzare i prezzi dei prodotti americani, ma senza i dazi chi comprerebbe un prodotto europeo che costa di più dello stesso prodotto americano?

Il secondo e più preoccupante effetto è la cosiddetta eliminazione delle barriere non tariffarie. Le barriere non tariffarie sono i regolamenti tecnici e procedurali per la produzione. In altre parole gli standard sanitari e fitosanitari dei prodotti. Facciamo un esempio. Per realizzare un pomodoro, in Europa bisogna seguire alcune regole che vietano l’utilizzo di alcuni componenti chimici o tecniche di produzione (pensiamo alle radiazioni o agli OGM) che invece negli USA non sono vietate. Eliminando queste barriere i prodotti che prima non potevano arrivare in Europa perché realizzati con tecniche da noi vietate, verranno sdoganati. Il che significa che per produrre il nostro pomodoro ad un produttore italiano sarà ancora vietato utilizzare gli Organismi Geneticamente Modificati, ma al supermercato troveremo un pomodoro americano OGM. E magari il pomodoro americano costerà anche di meno di quello italiano.

Perché il Ttip fa gola a USA e UE e fa paura ai cittadini

Il mercato americano e quello europeo rappresentano al momento quasi il 50% del PIL mondiale. Intensificare i rapporti commerciali tra questi due colossi significherebbe trarre enormi vantaggi rispetto al resto del mondo (soprattutto alla Cina). Secondo i calcoli dell’Unione Europea questo trattato comporterebbe un guadagno di 120 miliardi l’anno quando entrerà in vigore a pieno regime. L’incremento del PIL per gli USA sarebbe dello 0,5% annuo e per l’Europa dello 0,4% (Renzi stima che per l’Italia sia ancora maggiore) in quanto si migliorerebbero gli export di entrambi i Paesi.

Secondo le associazioni di categoria, dei consumatori e gli ambientalisti questo trattato è invece il male assoluto. Dal punto di vista dell’economia, i produttori europei temono che le nuove regole spingeranno i cittadini europei a prediligere i prodotti a basso costo realizzati con materie prime scadenti o in posti in cui il costo del lavoro è più basso, condannando le aziende europee a vedere crollare il proprio fatturato. Il dato più allarmante deriva dal Nafta, l’accordo molto simile al Ttip realizzato tra USA, Canada e Messico. In quel caso gli Stati Uniti speravano di aumentare il loro export verso questi Paesi (come spera di fare l’UE verso l’America), ma 12 anni dopo i numeri dicono tutt’altro: gli USA hanno perso 1 milione di posti di lavoro direttamente correlati al Nafta.

Dal punto di vista del consumatore è invece preoccupante fare la spesa senza essere certo che il prodotto che sta per acquistare sia stato realizzato seguendo tutti gli standard sanitari che oggi proteggono i cittadini europei.

Foto: Freeimages

Potrebbe interessarti anche:

documenti

Dal conto in banca ai social: cosa fare dopo la morte di un parente

Conti da chiudere, documenti da realizzare e tante altre incombenze seguono il decesso di un congiunto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.