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Come andare in pensione prima e con un assegno più alto

andare in pensione

In questo periodo di dibattito acceso sulla riforma pensioni migliaia di lavoratori stanno aspettando la prossima legge di Stabilità che dovrebbe decidere, una volta per tutte, le modalità per andare in pensione, sia anticipata che per anzianità. In pochi però sanno che ci sono metodi per accelerare il pensionamento o per lo meno ottenere un assegno più elevato al momento del ritiro dal mondo del lavoro. Alcuni metodi prevedono un esborso di denaro, altri invece sono completamente gratuiti. Sono i famosi istituti del ricongiungimento, cumulo e totalizzazione della pensione, insieme al riscatto della laurea. Andiamoli ad analizzare tutti e tre.

Ricongiungimento della pensione: come funziona

Il ricongiungimento, o ricongiunzione, della pensione è un istituto, stabilito nel lontano 1990, che permette di riunire i contributi versati in diverse casse previdenziali per ottenere un assegno unico e più consistente. Durante gli oltre quarant’anni di vita lavorativa che ci vogliono prima di andare in pensione, un lavoratore può passare da uno o più e diversi lavori autonomi a quello a tempo indeterminato. Può capitare così che per un certo periodo il lavoratore abbia versato contributi in una cassa previdenziale professionale e poi abbia interrotto l’attività e versato contributi in un’altra cassa professionale oppure all’Inps; o ancora essere passati dalla gestione separata Inps a quella tradizionale.

La ricongiunzione serve per unire tutti questi versamenti in un unico “conto” per ottenere una pensione unica anziché diversi assegni pensionistici di importi minori. Il vantaggio è che, con il ricongiungimento, è come se per tutti gli anni lavorativi si fossero versati contributi nella stessa cassa previdenziale; lo svantaggio è invece che per fare questa operazione si paga una somma data dal numero degli anni di contribuzione, età anagrafica e importi da trasferire. Il che può tradursi in diverse migliaia di euro di esborso. La speranza è che, come proposto da diverse parti in questi giorni, nella Legge di Stabilità 2016 il ricongiungimento ridiventi gratuito come avveniva fino al 2010, ma non v’è certezza, almeno per ora.

L’istituto del cumulo della pensione

La possibilità del cumulo della pensione è stata introdotta nel 2013 con l’entrata in vigore dell’attuale legge pensionistica chiamata legge Fornero. È abbastanza simile all’istituto della ricongiunzione, ma esclude le casse professionali e comprende i fondi pensione obbligatori, le assicurazioni per invalidità, vecchiaia e simili. In sostanza l’istituto del cumulo della pensione permette di cumulare, in un unico fondo gestito dall’Inps – gestione separata, tutti i fondi pensione accumulati in diverse casse (tranne quelle professionali, come detto), insieme ai fondi assicurazione per poter elargire una pensione unica e più ricca anziché due o più assegni pensionistici inferiori, maggiormente tassati.

Uno dei vantaggi del cumulo della pensione è che, oltre ai contributi, contribuisce anche ad aumentare il numero di anni di contribuzione versati, in modo da arrivare più agevolmente al minimo di 20 anni richiesti per la pensione di anzianità. Un altro vantaggio, non da poco, è che questa operazione è gratuita. Lo svantaggio è che si può ottenere esclusivamente dopo aver smesso l’attività lavorativa dipendente. Il cumulo è vietato se uno degli istituti che partecipano all’operazione ha già iniziato ad elargire la pensione. Non contribuisce alla pensione anticipata.

Cos’è la totalizzazione della pensione

L’istituto della totalizzazione della pensione è stato stabilito nel 2006 e viene incontro a quei lavoratori che hanno avuto una carriera discontinua. Vi possono accedere tutti i lavoratori dipendenti ed autonomi iscritti alla gestione separata e quelli che hanno sottoscritto assicurazioni sostitutive che hanno accumulato contributi per qualsiasi periodo di tempo. Fino al 2011 si potevano cumulare solo periodi contributivi superiori ai 3 anni, adesso invece non c’è più questo vincolo.

Il calcolo della pensione avviene con metodo contributivo. La totalizzazione è vietata nei casi in cui si sia richiesta la ricongiunzione e si sia già versato almeno il primo contributo dopo l’accettazione della domanda di ricongiunzione.

Il riscatto degli anni universitari

Infine un metodo per raggiungere in fretta l’età della pensione è quello del riscatto degli anni universitari. Introdotto nel 2007 dal decreto Bersani, il riscatto degli anni universitari serve per conteggiare gli anni dell’Università nel totale degli anni di contribuzione minimi, e aumentare il montante contributivo. Si possono conteggiare dunque dai 2 ai 5 anni in base al titolo di studio conseguito (laurea triennale, diploma di laurea, la specialistica o vecchio ordinamento) e vengono ovviamente esclusi gli eventuali anni fuori corso.

Il riscatto degli anni universitari è molto conveniente, ma ha una sola controindicazione: ha un costo piuttosto elevato. Talmente elevato che, in alcuni casi, risulta maggiore dei benefici sulla pensione. Il calcolo del riscatto si basa su un minimo imponibile annuo previsto per gli artigiani e commercianti (nel 2015 è di 15.548 euro) moltiplicato per l’aliquota prevista dall’assicurazione generale obbligatoria ai fini delle prestazioni pensionistiche dell’anno di presentazione della domanda (nel 2015 è il 33%). La cifra scaturita si moltiplica per il numero di anni che si vogliono riscattare e viene rivalutata in base all’età del richiedente. In questo modo riscattare la laurea immediatamente, cioè l’anno successivo al conseguimento, costerà molto meno rispetto a riscattarla a 66 anni quando ormai si è prossimi al pensionamento. Non a caso è stato deciso che, per pagare il riscatto della laurea, è possibile rateizzare i versamenti fino a 120 mesi senza interessi.

Foto: Freeimages

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