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Robin Tax e Digital Tax: le nuove tasse del Governo Renzi

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Il Governo Renzi negli ultimi mesi ha annunciato tantissime riforme, eliminazione di tasse e elargizione di incentivi per le assunzioni come se le casse dello Stato fossero senza fondo. Ovviamente non è così e in tanti si sono chiesti dove il Governo abbia intenzione di trovare i fondi per coprire tutte queste spese. In parte, come abbiamo dimostrato in un nostro precedente articolo, le tasse sulla casa verranno sostituite da altre tasse simili ma con un nome diverso; in parte verranno istituite nuove tasse: la Robin Tax e la Digital Tax.

Cos’è la Robin Tax

La Robin Tax, ideata a suo tempo dall’allora Ministro dell’Economia Tremonti, è stata soprannominata anche Robin Hood Tax perché si tratterebbe di una tassa che toglierebbe ai ricchi per dare ai poveri. Ovviamente il condizionale è d’obbligo. La Robin Tax è una tassa che riguarda il settore energetico. Inizialmente l’imposta era stata prevista come addizionale Ires sulle aziende, come per esempio Eni, A2A e altre del settore, che superavano una certa soglia di profitti. La Consulta ha poi bocciato la tassa perché ritenuta incostituzionale e, come spesso accade in Italia, ciò che esce dalla porta rientra dalla finestra.

Adesso, secondo le ultime indiscrezioni provenienti dal Sole 24 Ore, la Robin Tax potrebbe essere ripresentata sotto forma di accise. In altre parole nuove tasse sull’energia. Se dovesse entrare in vigore, dal 2016 tutti gli italiani, e non solo le aziende energetiche, pagheranno un costo maggiore in bolletta per un totale stimato tra 700 milioni e un miliardo e mezzo di euro. L’alternativa è che le aziende vengano tassate, ma poi il costo maggiore verrebbe scaricato in bolletta. La norma è in discussione, vedremo se verrà approvata e con quali modalità.

Digital Tax: legge ammazza internet

Della Digital Tax, o Web Tax, si parla già da diverso tempo perché il precedente Governo Letta voleva già inserirla nel nostro ordinamento due anni fa, senza successo. Tra le varie discussioni alla fine si decise di rinviare l’entrata in vigore di questa tassa al 2017, ma siccome lo Stato ha bisogno di fare cassa, Renzi potrebbe introdurla già nel 2016. Ma di cosa si tratta?

La Digital Tax in teoria dovrebbero pagarla solo i cosiddetti “giganti del Web” (Google, Facebook, Yahoo, ecc.), ma in realtà la pagheranno tutti i piccoli publisher che forniscono servizi agli utenti. La tassa consiste in una ritenuta del 25% su tutte le operazioni effettuate online in Italia. Il progetto fu bloccato all’epoca perché, non essendo prevista una legge simile in nessun Paese dell’Unione Europea, si sarebbe corso il rischio che i giganti del web abbandonassero l’Italia, lasciandoci così senza un mercato pubblicitario, ma anche con costi delle transazioni online più elevate o senza tanti servizi. Adesso pare che il Governo sia in attesa di una specie di via libera da Bruxelles: se arrivasse l’ok, dal prossimo anno verrebbe introdotta questa tassa che produrrà effetti imprevedibili. L’ammontare stimato di cassa sarebbe di circa 2 miliardi di euro, ma anche tanti costi in più per l’utenza.

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