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Until Dawn – Recensione

recensione until dawn

Una serata in compagnia di amici in un posto buio, isolato dal mondo dove nemmeno prendono i cellulari non è mai una buona idea. Lo abbiamo imparato dai film horror, e nonostante per almeno trent’anni questo cliché ha continuato a ripetersi, ancora oggi fa un certo effetto. È quello che fa Until Dawn, un titolo che più che un videogioco può definirsi un film horror interattivo. Gli sviluppatori non hanno fatto molti sforzi di fantasia per realizzarlo, hanno unito 3-4 film degli anni ’80 e li hanno trasformati in videogioco. Nonostante fossimo tutti vaccinati contro gli spaventi però, i salti sulla sedia non sono mancati. Analizziamo più nel dettaglio Until Dawn.

Mai separarsi dal gruppo

Until Dawn racconta di un gruppo di 8 ragazzi, 4 maschi e 4 femmine, che decidono di trascorrere qualche giorno su una baita della ricca famiglia Washington. Il panorama è spettacolare, la pace dovuta alla lontananza della città è impagabile, peccato che ci sia qualcosa che non va, come sempre accade in queste situazioni. Il gioco inizia con una specie di tutorial nel quale le gemelle Washington perdono la vita in circostanze misteriose. Il gioco vero e proprio inizia un anno dopo quando gli 8 ragazzi si riuniscono nuovamente nella baita per una vacanza, ma anche per ricordare le amiche scomparse.

Diciamo che questi otto giovani rampanti non spiccano per intelligenza, non solo perché si ripresentano in massa in un posto in cui sono morte due loro amiche, ma anche perché violano la regola aurea dei film horror, ovvero abbandonano spesso il gruppo, separandosi e rendendosi così vulnerabili.

Until Dawn e l’effetto farfalla

L’intero gioco di Until Dawn si basa sul cosiddetto effetto farfalla, come dimostrato dalla intro. L’effetto farfalla funziona in maniera semplice: prendi una decisione apparentemente superflua oggi e questa potrà avere un effetto devastante domani. Tutto il gioco è composto da bivi: prendendo una decisione che all’apparenza non sembra contare molto cambia la direzione del gioco in un senso o in un altro, fino a portare alla morte o alla sopravvivenza degli otto personaggi. In questo modo ci sono tantissime combinazioni possibili nel gioco, visto che alcuni personaggi hanno più di un’occasione di morire, e in questo modo è possibile terminare il gioco con tutti i ragazzi sopravvissuti, tutti morti o con alcuni morti e alcuni vivi. Anche i finali cambiano perché i dialoghi nella cutscene conclusiva vengono modificati in base ai ragazzi sopravvissuti ed anche in base ai rapporti che intercorrono tra loro. Le varie decisioni nel gioco non solo influiscono sulla morte o sulla vita di ogni personaggio, ma anche sul rapporto di amore/odio.

Tecnicamente è molto ben fatto. Until Dawn era stato inizialmente pensato per PS3 ma ringraziamo Supermassive Games per averci ripensato, aspettato, e averlo rifatto per PS4 perché la grafica è davvero realistica, il face capture degli attori reali (tra i quali spicca Hayden Panettiere) è perfetto, e anche la colonna sonora è eccezionale, in grado anche di accompagnarci nei momenti più spaventosi e trasmettendoci ansia, adrenalina oppure semplice terrore. Un punto in più al sonoro va anche per il doppiaggio in italiano di ottimo livello. Una chicca davvero da sottolineare è la possibilità di utilizzare il pad della PS4 come il vecchio PS Move. C’è infatti la possibilità di muovere il DualShock per spostare lo sguardo, muovere gli oggetti e così via, immergendoci ulteriormente nell’avventura.

Le pecche però non mancano

Anche se Until Dawn è un titolo che tecnicamente si può definire perfetto, sul lungo periodo presenta alcune pecche. Uno dei suoi punti di forza è la rigiocabilità, cioè la possibilità di ricominciarlo dopo averlo terminato, per vedere cosa accade quando si prendono decisioni diverse dalla prima avventura. Ebbene, anche se cambiano i dialoghi, qualche scena, e magari si possono salvare personaggi che nella scorsa partita erano morti, in sostanza l’avventura resta la stessa. Le modifiche sono poche, se ci si deve imbattere in una disavventura ci si imbatte comunque, qualunque sia la scelta fatta. Insomma, anche cambiando le scelte prese, il 90% del gioco resta lo stesso.

Conclusioni

In conclusione possiamo affermare che Until Dawn è un gioco molto buono, una ventata di novità nel mondo videoludico dato che non si vedono tanti titoli fatti in questo modo, e soprattutto non può mancare nella collezione degli amanti dei film horror. La sua scarsa rigiocabilità (verrà terminato 3-4 volte e poi abbandonato) crediamo che però alla lunga porterà molti utenti a rivenderlo perché, dopo aver ottenuto i tre finali principali, non c’è più motivo di conservare il disco.

Until Dawn - Recensione

Trama - 10
Grafica - 9.5
Sonoro - 9
Gameplay - 9
Rigiocabilità - 8

9.1

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