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Migranti UE: Paesi dell’Est contrari, 9 mila arresti in Ungheria

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I Paesi dell’Est Europa, da sempre contrari alle quote obbligatorie dei migranti allo studio dell’UE, continuano a opporsi al ricollocamento dei profughi nei vari stati membri. La netta presa di posizione dei Paesi dell’Europa orientale sta ostacolando il raggiungimento di un accordo in sede comunitaria.

Nel corso del consiglio Affari Interni UE svoltosi nelle scorse ore a Bruxelles per discutere dell’emergenza migranti, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno adottato posizioni poco concilianti con le politiche di accoglienza dell’UE. Il documento di conclusioni esigeva l’unanimità, il vertice si è dunque concluso con un nulla di fatto. Ciononostante, la maggioranza dei Paesi UE si è detta favorevole ai 120mila ricollocamenti da Italia e Grecia, Paesi UE che stanno subendo maggiormente la pressione dei flussi migratori. Il Consiglio può approvare l’accordo con la maggioranza qualificata nella prossima riunione, prevista per l’8 ottobre. Già da oggi partono i controlli per distinguere i profughi dai migranti economici e procedere a 40mila ricollocamenti, 26 mila dall’Italia e 14 mila dalla Grecia.

I Paesi dell’Est continuano ad erigere muri

Il muro dei Paesi dell’Est contro i migranti purtroppo non è solo virtuale. L’Ungheria ha infatti appena terminato di erigere una barriera al confine con la Serbia per ostacolare l’ingresso dei migranti nel territorio nazionale. Questa notte, con l’entrata in vigore della nuova legge, la polizia ungherese ha arrestato oltre 9 mila migranti. I profughi, entrati dalla Serbia, potrebbero scontare fino a 3 anni di carcere per essersi introdotti illegalmente nel Paese.

In base alla nuova legge sostenuta dal premier ungherese Viktor Orban i migranti verranno puniti anche per i danni alla barriera di filo spinato disposta al confine con la Serbia, alta ben 4 metri e lunga 175 km. I processi avverranno per direttissima, ben 30 giudici sono stati già allertati.

Più morbido è invece l’atteggiamento del Ministro degli Interni italiano Angelino Alfano che promuove l’azione di governo nella realizzazione degli “hotspot”, dei punti di smistamento per i migranti in modo da distinguere i richiedenti asilo politico dai semplici “migranti economici”. Gli hotspot, dice Alfano, saranno introdotti gradualmente, ma la loro applicazione sarà severa e mirerà a rimpatriare quanti più migranti possibile. Le spese per i rimpatri saranno coperte dalle risorse comunitarie.

Foto: Freeimages

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