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Immigrazione: arrivano i disperati e l’Europa erige muri

muri contro immigrazione

Ci stiamo abituando sempre più alle notizie di migliaia di immigrati che ogni giorno sbarcano sulle coste italiane. Stando alle ultime dichiarazioni del Viminale, siamo ancora ben lontani dalla riduzione del flusso dei disperati che dall’Africa sbarcano in Sicilia e in Calabria per tentare di raggiungere la “ricca” ma soprattutto pacifica Europa. È di oggi la notizia secondo la quale sarebbero in arrivo 20 mila profughi, per nulla impauriti dalle decine di morti nei barconi che ogni giorno vanno ad ingrossare il cimitero del mare. E in tutta questa confusione l’Europa cosa fa? L’Unione Europea sembra sempre meno unita, tanto da poter essere più giustamente definita Accozzaglia Europea. Germania e Francia se la prendono con Italia e Grecia, accusate di non saper gestire il flusso; la Gran Bretagna chiude agli immigrati, con i maggiori esponenti politici che annunciano misure per non far trovare lavoro e casa ai disperati africani. Nel frattempo nel resto d’Europa si erigono muri.

Gli eredi del muro di Berlino, ma non per fermare il Comunismo

Speravamo che con la caduta del muro di Berlino nel 1989 l’Europa avesse capito che non servono due mattoni per far progredire l’umanità, anzi, creano solo altra povertà. E invece i Paesi dell’Est Europa, quelli che in teoria avrebbero più interesse a far cadere ogni barriera, si stanno autoisolando erigendo dei veri e propri muri.

L’ultimo, e più incredibile di tutti, è stato eretto in Ungheria, lungo il confine con la Serbia. Centosettantacinque chilometri di filo spinato alto 4 metri per dire no ai rifugiati, sia a quelli che sono considerati “clandestini”, sia a quelli che avrebbero diritto all’asilo politico. Di recente alcune centinaia di immigrati hanno tentato di superare le barriere e sono stati respinti a suon di bastonate e lacrimogeni. Alcuni, che hanno tentato modi più rocamboleschi di passare il confine, sono anche morti. Il muro ungherese tiene lontani i popoli mediorientali, in particolare siriani, che fuggono dall’Isis e da oltre un decennio di guerra senza sosta, disperati che arrivano dalla Grecia e dalla Turchia, e che già devono subire una prima scrematura in Macedonia dove un’enorme dogana, presidiata dai militari, permette il passaggio di sole 3000 persone al giorno.

Purtroppo il muro ungherese non è l’unico in Europa. Ne ha eretto un altro la Bulgaria lungo il confine con la Turchia, anch’esso con l’obiettivo di bloccare i popoli mediorientali. La barriera misura 160 km ed è simbolo di un paradosso: solo fino a pochi anni fa un muro costruito dall’ex regime comunista teneva bloccati i bulgari all’interno dei propri confini per evitare che scappassero; fu abbattuto ma poi, appena arrivato il benessere, la paura che siano gli altri a godere del benessere bulgaro spinse il Governo ad approvare la costruzione di un altro muro nel 2013. La finalità cambia ma i mattoni restano gli stessi.

Persino la Grecia, che ogni giorno vede arrivare migliaia di profughi dal Medioriente, ha il suo muro. È molto più piccolo, misura appena 12 km e va dalla città di Nea Vyssa a quella turca di Edirne con l’appoggio di Francia e Germania.

Anche la “civile” Spagna ha eretto un muro. Va dalla città di Ceuta a quella di Melilla, poco più di 20 km in totale di filo spinato per tenere fuori la popolazione marocchina. Ovviamente non basta, se non a far fare una figura poco edificante alla politica ispanica, anche perché persino la popolazione locale si oppone alle barriere.

E poi ci sono i muri in costruzione. Quello forse più vergognoso è già stato approvato a Calais, in Francia, finanziato dalla Gran Bretagna per non permettere il flusso di immigrati dalle coste francesi lungo il tunnel della Manica o via mare. Purtroppo, come racconta la cronaca di questi giorni, sembra servire poco visto che i disperati si intrufolano clandestinamente nei camion, nelle imbarcazioni e nelle auto, e a volte ci lasciano pure la vita.

Foto: Freeimages

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