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Baratto amministrativo: non pagare tasse ed essere in regola

baratto amministrativo

Nei momenti di crisi vengono le idee migliori, e per una volta una trovata a dir poco geniale è venuta anche al Governo Renzi. Si chiama baratto amministrativo ed è un provvedimento entrato in vigore lo scorso novembre con la dicitura di legge 164/2014. Realizzata nell’ambito del decreto Sblocca Italia, permette di trovare una scappatoia per tutti quei cittadini onesti che non ce la fanno a pagare le tasse comunali ma che vogliono comunque restare in regola. Ecco come funziona.

Come funziona il baratto amministrativo

Per prima cosa, bisogna consultare il sito internet del proprio Comune oppure recarsi presso il municipio per sapere se il sindaco ha deciso di prevedere qualche forma di baratto amministrativo. Eventualmente, se non ne sono previste dal Comune stesso, è possibile presentare un progetto singolarmente oppure collettivamente. Ma in cosa consiste?

Uno o un gruppo di cittadini dello stesso Comune che sono indietro con i pagamenti dei tributi (per esempio Imu, Tasi, affitti di case popolari e così via) per mettersi in regola senza spendere un euro si propongono per realizzare dei lavori di pubblica utilità. Dopotutto i soldi delle tasse comunali vengono utilizzati proprio per migliorare il decoro urbano. Per questo le persone che vogliono aderire al baratto amministrativo si offrono di realizzare quei lavori di decoro urbano o di pubblica utilità che sarebbero stati pagati con i loro soldi.

Il baratto amministrativo funziona così: si propone un programma di rientro, oppure si aderisce ad uno prestabilito, si decide una paga minima per l’orario di lavoro e si comincia a lavorare per il Comune finché le tasse comunali non sono state completamente pagate. Bisogna però anche dimostrare l’impossibilità al pagamento delle tasse che rientra nella categoria della morosità incolpevole, ovvero che non si pagano le tasse non perché si vuole evadere ma perché disoccupati o pensionati con una paga troppo bassa.

Quali lavori si fanno con il baratto amministrativo

Non esiste un tariffario o una tipologia unica di lavoro da fare con il baratto amministrativo. Dipende tutto dal Comune che effettua una proposta oppure valuta quelle dei cittadini. Il primo Comune a mettere in pratica il baratto amministrativo è stato quello di Massarosa, in provincia di Lucca, che ha proposto il taglio del 50% della Tari (Tassa sui Rifiuti) a chi potasse le aiuole comunali. Ma di esempi ce ne sono tanti.

A Messina per esempio alcuni volontari hanno accettato di fare servizio di vigilanza davanti alle scuole, mentre altri fanno piccole manutenzioni agli edifici pubblici; a Invorio (provincia di Novara) è possibile fare l’operatore ecologico per annullare il proprio debito con il Comune; a Pescara è possibile occuparsi delle aree verdi e recuperare aree e beni immobili inutilizzati. L’Italia torna al baratto? Forse sì, e probabilmente è un bene per tutti: per i cittadini che non vedono più recapitarsi a casa le cartelle di Equitalia e per i Comuni che riescono ad offrire servizi che, in caso di inadempienza diffusa, non avrebbero potuto offrire.

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