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Unioni civili gay: Italia condannata al riconoscimento

unioni civili gay

La corte dei diritti umani di Strasburgo ha condannato ieri l’Italia al riconoscimento delle unioni civili gay. Ciò significa che il tribunale ha deciso di mettere la parola fine all’annosa polemica che va avanti dentro e fuori il Parlamento italiano tra chi vorrebbe riconoscere la possibilità di sposarsi a tutti e chi invece, per questioni morali o religiose, vi si oppone. Negli ultimi tempi molti sindaci italiani avevano impresso un’accelerata alla questione, trascrivendo nelle loro città i matrimoni tra omosessuali avvenuti all’estero, ma il Ministro degli Interni Alfano aveva ordinato l’immediata cancellazione di queste trascrizioni perché in Italia le unioni civili gay non sono riconosciute. È cominciata così una battaglia tra sindaci, prefetti e Ministero, fino alla sentenza definitiva della corte di Strasburgo.

Come funziona la corte di Strasburgo e quali poteri ha

Per inquadrare meglio la situazione che si è venuta a creare in Italia, è bene scattare una fotografia più ampia degli attori in gioco. La corte di Strasburgo è meglio nota come Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Non è un organo dell’Unione Europea, come molti in queste ore stanno affermando, ma è un organo giurisdizionale internazionale e indipendente che esiste da quasi sessant’anni e che è tenuto a pronunciarsi in caso di ricorsi per la violazione dei diritti fondamentali dell’uomo.

In questo caso specifico, i giudici hanno accolto il ricorso di tre coppie omosessuali italiane che contestavano la violazione dell’articolo 8 della Convenzione sui Diritti Umani che anche l’Italia ha sottoscritto. La contestazione derivava dal fatto che le tre coppie avevano contratto matrimonio all’estero ma poi il legame non gli era stato riconosciuto in Italia. È come se una coppia, anche etero, si sposasse in America ma in Italia non fosse riconosciuta come marito e moglie. Per questo motivo la corte, all’unanimità, ha stabilito che l’Italia è tenuta a riconoscere lo status di coppia sposata e deve anche legiferare in merito. Oltre a risarcire cinquemila euro a coppia per danni morali.

Le reazioni della politica all’obbligo sulle unioni civili gay

I politici italiani hanno ben poco da controbattere a questa imposizione. Appena un mese fa anche l’Europarlamento aveva obbligato tutti gli Stati aderenti a legiferare sulle unioni civili gay, e questa sentenza non fa altro che accelerare l’iter, nonostante le forti opposizioni della Chiesa e dei movimenti cattolici, di destra e quelli omofobi.

La prima a pronunciarsi in merito è stata Laura Boldrini, Presidente della Camera e terza carica dello Stato, la quale ha di fatto spiegato che  non c’è più tempo da perdere e farà in modo che la discussione sulle unioni civili gay venga calendarizzata in aula il prima possibile. Il Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha ribadito che già a settembre, subito dopo le riforme più urgenti, verrà presentato un testo che, si spera, venga approvato entro la fine dell’anno. Sulla stessa linea si sono espressi anche altri esponenti di Governo e di sinistra, e anche alcuni esponenti dell’opposizione come quelli del Movimento 5 Stelle, da sempre in favore di una legge sulle unioni omosessuali. Persino molti esponenti di Forza Italia si sono detti favorevoli a redigere una legislazione in merito.

Ben diverso è il tono delle risposte provenienti dal centrodestra. Sacconi (NCD) nega apertamente che la corte dei diritti umani obblighi l’Italia a legiferare sulle unioni gay e parla solo di “libera legislazione sui matrimoni”; il leader della Lega Salvini invece ci va più duro e afferma che la Corte di Strasburgo più che occuparsi delle unioni civili gay dovrebbe parlare di immigrazione, tasse e pensioni. Come se la Corte dei Diritti Umani avesse potere di legiferare in merito.

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