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Grecia, soluzione trovata: il Parlamento accetta le imposizioni

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Capitolo chiuso per la vicenda greca? Forse è ancora presto per dirlo, ma questa notte, poco dopo la mezzanotte, il Parlamento greco ha preso una delle decisioni più difficili della sua storia: accettare le imposizioni dell’Europa. Le riforme lacrime e sangue dunque si dovranno fare, anche se ciò significa azzoppare ulteriormente l’economia di una nazione già barcollante. Tsipras si è assunto tutte le responsabilità di un voto pesante, ma l’unico in grado di salvare il suo governo e soprattutto di far riaprire le banche.

Cosa succede ora in Grecia con le riforme

Nonostante ben 40 esponenti di Syriza, per lo più della fascia della sinistra più estrema, abbiano votato contro il provvedimento o si siano astenuti (compreso l’ex Ministro delle Finanze Varoufakis), Tsipras è riuscito a far passare il pacchetto delle riforme imposto dall’Unione Europea, condizione fondamentale per permettere alle banche di ottenere nuova liquidità. Anche se le nuove leggi saranno dure, questa decisione permetterà alle banche di riaprire, e dunque concedere ai greci di prelevare tutto il denaro che vogliono e di ritirare la pensione. Scene come quelle dei giorni scorsi, con file davanti ai bancomat e anziani in lacrime non dovrebbero ripetersi più.

I provvedimenti prevedono l’aumento dell’Iva sui beni alimentari, l’eliminazione delle agevolazioni per le isole e la riforma delle pensioni che ha come punto principale lo stop alle pensioni anticipate entro il 2022. Tutto ciò scongiura, almeno temporaneamente, la Grexit, cioè l’uscita dall’area euro e la ristampa della Dracma, come aveva chiesto la Germania.

In cambio la Grecia otterrà un primo finanziamento da 7 miliardi di euro che servivano entro il 20 luglio per pagare la prima tranche di debiti e dunque di evitare il default. In tre anni Tsipras è riuscito ad ottenere un prestito di complessivi 84 miliardi di euro circa, ma serviranno a far ripartire l’economia della sua nazione, o serviranno solo per rimandare il problema al 2018? Solo il tempo potrà dare una risposta a questa domanda.

Foto: commons wikimedia

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