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Riforma Buona Scuola: cosa cambia per studenti e insegnanti

buona scuola

La Buona Scuola è legge. Tra insulti, proteste e cartelli ai quali ormai siamo abituati nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama, alla fine la riforma della scuola tanto auspicata da Matteo Renzi è passata. Ma perché è così contestata? Quali sono i punti cardine della riforma? E soprattutto, cosa cambierà per studenti e insegnanti una volta entrata in vigore (1° settembre 2015)? Andiamo a scoprire la riforma della Buona Scuola punto per punto.

Gli insegnanti nella Buona Scuola

La bandiera che per mesi Renzi ha sventolato in merito alla sua riforma della scuola è che questa porterà all’assunzione di 100 mila persone che finora hanno ottenuto soltanto un contratto precario, e che finalmente verranno regolarizzate. Letta in questo modo, non ci sarebbe nulla da lamentarsi: 100 mila posti di lavoro suonano in maniera molto simile al milione di posti promessi da Berlusconi. Ma sarà davvero così? Ovviamente no.

Quest’anno saranno assunti solo 47 mila insegnanti circa, presi dalle Graduatorie ad esaurimento, i quali sarebbero stati comunque assunti perché altrettanti insegnanti vanno in pensione. Tutti gli altri, circa 55 mila, per quest’anno rimarranno precari e verranno assunti il prossimo anno, non seguendo le graduatorie, ma a chiamata diretta. E qui abbiamo i due punti critici della riforma.

Presidi sceriffi e addio alle graduatorie

Gli insegnanti che verranno assunti dall’anno prossimo (con il contratto a tutele crescenti, non subito con il tempo indeterminato o la famosa “cattedra”) saranno chiamati direttamente dai presidi. In questo modo scatta un meccanismo simile a quello che ha portato al fenomeno del baronato nelle università nel quale è facile che un preside assuma un parente, un amico, oppure un insegnante che ritiene possa seguire la sua linea di insegnamento. Verrà data autonomia agli istituti di insegnare i programmi che vogliono, e così non sarà raro trovare presidi che hanno un certo pensiero politico che decideranno di assumere solo insegnanti con quella stessa mentalità, travisando così l’insegnamento neutro e imparziale.

Altro punto contestato è che dalle assunzioni effettuate attraverso la chiamata diretta, scompaiono le graduatorie. Il che è un bene per chi entra oggi nel mondo del lavoro, ma è un male per tutti quegli aspiranti insegnanti che per anni hanno fatto i salti mortali per ottenere punteggi per salire in graduatoria accettando incarichi precari a centinaia di chilometri di distanza da casa, effettuando supplenze di pochi mesi, SSIS, corsi di aggiornamento e tanto altro. L’ultimo concorso sarà bandito il prossimo 1° dicembre e sarà riservato ai docenti abilitati con Tfa e Pas, dopodiché addio concorsi. I presidi decideranno le assunzioni con piani triennali, il che significa che anche i docenti assunti con i criteri della Buona Scuola saranno sottoposti a valutazione triennale.

Una forte contestazione avviene dal punto di vista della retribuzione. Spariscono infatti gli scatti di anzianità, sostituiti da meccanismi premiali assegnati da un comitato che, di concerto con il preside, valuta l’operato dei docenti e assegna aumenti di stipendio per quelli che portano risultati migliori in termini di impegno e benefici per l’istituto.

Gli aspetti positivi della Buona Scuola

Qualche aspetto positivo la riforma della scuola ce l’ha. Detto già dei 47 mila insegnanti subito assunti, si pone anche un tetto al precariato futuro, decidendo che un docente non può superare i 36 mesi di contratti a termine. Oltre questi dev’essere necessariamente assunto. Cambia anche la disciplina che permette ai privati di finanziare le scuole. È stato introdotto un tetto di 100 mila euro ai versamenti privati con credito d’imposta al 65% per i primi due anni e al 50% successivamente, in modo da non permettere ad un ricco privato di “comprarsi” una scuola; inoltre il Miur trattiene il 10% delle donazioni in modo da redistribuirle a fine anno agli istituti che hanno ricevuto meno donazioni. Infine è prevista anche una detrazione Irpef del 19% sulla retta per le scuole paritarie. Ai docenti sarà assegnato ogni anno un voucher da 500 euro spendibile per i corsi di aggiornamento, in modo da non pesare sulle loro esigue tasche. Gli studenti, a fine corsi, riceveranno un curriculum aggiornato con la spiegazione analitica delle materie studiate e delle attività extrascolastiche intraprese.

Per quanto riguarda l’edilizia scolastica, il Governo ha stanziato 300 milioni di euro per realizzare nuovi istituti “green”, altri 34 milioni per la riqualificazione di quelli oggi esistenti e 40 milioni per indagini sulla sicurezza degli istituti. Aumentati finalmente anche i fondi alla scuola pubblica che vengono quasi raddoppiati: passano dagli attuali 111 milioni a 200.

Chiudiamo con un punto controverso, ovvero l’alternanza scuola-lavoro. Nell’ottica del governo si tratta di stage simili a quelli universitari per permettere un primo contatto tra lo studente e il mondo del lavoro; secondo gli studenti, i lavoratori e i genitori invece si rischia che si traduca in uno sfruttamento del lavoro minorile del quale potrebbero approfittarne le aziende senza scrupoli che si ritroverebbero così manodopera gratuita.

Foto: Freeimages

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