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Referendum in Grecia: cosa succede ora che ha vinto il no

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Al referendum greco ha vinto il no, e adesso cosa succede alla Grecia? Gli ellenici hanno detto no all’ennesima manovra lacrime e sangue imposta dalla Troika che, tra le altre cose, prevedeva un rialzo dell’Iva sul turismo e sui generi alimentari, un taglio alle pensioni, la privatizzazione delle aziende di Stato ed altre manovre che avrebbero messo in ginocchio il popolo ellenico. Il popolo ha detto no con oltre il 61% dei voti, e adesso ne pagherà le conseguenze. Sì, ma quali saranno le conseguenze?

Cosa è successo subito dopo il referendum in Grecia

L’effetto immediato del no al referendum in Grecia è stato un crollo dell’Euro scambiato nei mercati asiatici che ha fatto scendere il cambio euro-dollaro sotto la quota psicologica di 1,1. A mettere tutto a posto però ci ha pensato il Ministro dell’Economia greco Varoufakis che si è dimesso. E subito dopo le sue dimissioni l’euro ha ripreso quota, segno che la sua presenza portava una certa destabilizzazione nella possibilità di trovare un accordo tra le parti. Lo stesso Ministro ha infatti ammesso di volersi dimettere per dare una mano a Tsipras nelle negoziazioni. Dopodiché si è arrivati al momento cruciale, quello delle contrattazioni. È stato fissato per domani, martedì 7 luglio, l’eurovertice per ridiscutere i termini nei quali la Grecia dovrà restituire i prestiti effettuati dalla BCE e dal fondo salva-Stati. Tsipras chiede maggiore solidarietà perché i greci non vogliono uscire dall’Europa, ma non vogliono nemmeno essere umiliati in questo modo. E allora ecco scattare i tre scenari.

Scenario 1 dopo il referendum in Grecia: la rinegoziazione del debito

La soluzione che metterebbe tutti d’accordo è quella che Tsipras tenterà per prima, ovvero rinegoziare il debito. Ciò significa una sconfitta per la Merkel, Juncker e tutti i sostenitori della politica dell’austherity perché significherebbe dare alla Grecia più tempo per rientrare dal debito, senza tagli alle pensioni e aumenti delle tasse. Un precedente pericoloso perché anche l’Italia e gli altri Paesi indebitati potrebbero farne richiesta. Un accordo permetterebbe alla Grecia di evitare il default perché verrebbero erogati ulteriori prestiti alle banche per pagare i titoli di Stato in scadenza il 20 luglio (ammontare circa 5 miliardi), e di fatto rinviando il problema. Si parla di un prestito ponte da 1,5 miliardi di euro, ma anche di un fondo di emergenza da ben 90 miliardi istituito dall’Unione Europea che in questo momento potrebbe togliere tutti dall’impaccio.

Referendum in Grecia, scenario 2: temporanea uscita dall’Euro

Questo secondo scenario sarebbe una novità assoluta per l’Europa: una nazione esce temporaneamente dall’area euro stampando una moneta parallela, chiamata I Owe You o Iou, una specie di cambiale molto svalutata rispetto all’euro (si parla di -50%), la quale permetterebbe di far ripartire l’economia greca grazie alla sua principale industria: il turismo. Una valuta debole rilancerebbe l’afflusso turistico nel Paese, con un ingente afflusso di capitali. Contemporaneamente si concederebbe alla Grecia un periodo più lungo per rimettere a posto l’economia, all’incirca 5 anni, e dopodiché, fatte le riforme e fatta ripartire l’economia, se i parametri europei fossero nuovamente rispettati, la Grecia rientrerebbe nell’euro.

Scenario 3, Grexit: la Grecia esce dall’Euro definitivamente

Infine lo scenario più catastrofico sarebbe l’uscita definitiva dall’Euro. Questa scelta è possibile se Tsipras e l’Eurogruppo non trovassero alcun tipo di accordo nei prossimi giorni. Il 20 luglio poi, alla scadenza dei titoli di Stato, le banche non sarebbero in grado di pagare i propri creditori. Potrebbero così chiedere aiuto allo Stato, ma anche le casse dell’Erario sono vuote, e dunque non potendo più pagare i propri debiti, la Grecia dichiarerebbe default. Accadrebbe così che le banche entrerebbero in un processo di nazionalizzazione che le porterebbero a chiudere, alcune temporaneamente altre definitivamente. I greci non solo non potrebbero più ritirare i propri soldi, ma pian piano potrebbero vedere sempre meno rifornimenti nei supermercati, nelle stazioni di benzina e così via, perché l’economia non girerebbe più.

Dopo un periodo di caos in cui si rischiano saccheggi e tumulti, la Grecia sarebbe costretta a ristampare la dracma, la vecchia valuta nazionale, e dovrebbe far ripartire l’economia con un nuovo corso monetario ed una situazione interna molto instabile.

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