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Mers: i sintomi della nuova Sars che viene dall’Asia

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Si chiama Mers, un nome sin troppo simile alla Sars, e non a caso. Mers è l’acronimo di Sindrome Respiratoria Mediorientale e si tratta di un virus che assomiglia molto a quello della Sars, ma è più letale. Finora infatti si calcola abbia avuto un tasso di mortalità pari al 35% e, a causa sua, hanno già perso la vita oltre 800 persone. Quel che preoccupa è che questa volta non si tratta di un virus che colpisce nazioni eccessivamente affollate e poco igieniche come la Cina, o nazioni povere e senza minimi protocolli sanitari come la Sierra Leone. La Mers infatti ha colpito soprattutto l’efficientissima Corea del Sud.

L’allarme è stato lanciato dal direttore generale dell’Oms (organizzazione mondiale della sanità) Keiji Fukuda: si tratta di un’emergenza di cui l’OMS ha sottostimato la gravità. Tale ritardo ha così portato a diagnosticare con lentezza i primi casi e adesso, mentre si calcola che la malattia abbia contagiato circa 6500 persone e portato al monitoragio di oltre diecimila, non esiste ancora un vaccino o una cura. Secondo alcune agenzie di stampa però la situazione sarebbe preoccupante e ci sarebbero almeno trentamila persone in isolamento nella sola Sud Corea. Solo poco più di un migliaio sono i casi riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma conosciamo meglio la Mers.

I sintomi della Mers e come si trasmette

Il contagio da coronavirus della Mers ha più o meno gli stessi sintomi della Sars, ovvero difficoltà respiratorie, febbre e tosse. Probabilmente anche per questo i responsabili sanitari mondiali inizialmente hanno sottovalutato la situazione e non si sono accorti che la malattia si stava facendo pericolosa. Dopo alcuni giorni i sintomi possono colpire l’apparato gastrointestinale portando a diarrea, nausea e vomito. Procedendo compaiono polmonite e collasso dei reni, complicanze che nel 35% dei pazienti finora ha portato alla morte. Particolarmente esposti alle complicanze letali sono i pazienti già debilitati in precedenza come quelli affetti da patologie cardiache o malattie croniche. Dopo il contagio, il tempo di incubazione, cioè il tempo che intercorre tra il contatto con il virus e l’esordio dei sintomi, è di 5-6 giorni mentre il decorso completo dura circa due settimane.

Il contagio avviene soprattutto per via aerea nei posti affollati. Le autorità sanitarie coreane hanno spiegato che i pazienti che sono rimasti contagiati sono tutte persone che si trovavano in reparti affollati degli ospedali già in precedenza, ricoverati per altri motivi, i quali stando in spazi stretti con persone affette da Mers, ne sono stati contagiati. Il modo migliore per evitare la malattia è dunque quello di dotarsi di una mascherina e affrontare i luoghi pubblici e affollati ben protetti.

Anche se la Mers ha colpito finora soprattutto la Corea, quel Paese non è l’unico ad esserne affetto. Alcune decine di casi sono stati registrati in Cina, Emirati Arabi e Arabia Saudita, e circa due settimane fa l’Europa ha contato la sua prima vittima: si tratta di un uomo tedesco di 65 anni che di recente si era recato negli Emirati Arabi Uniti.

Cura della Mers

Ad oggi non esistono né un vaccino né una terapia specifica per la Mers. Essendo una malattia simile alla Sars, per adesso i medici la curano allo stesso modo, e cioè terapia antivirale e una trasfusione di plasma di persone già guarite che quindi hanno sviluppato gli anticorpi. Per ora tutte le persone affette (o sospettate di esserlo) da Mers vengono tenute in quarantena.

Fonti: Oms, Cdc; Agi
Foto: Photl

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