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Pensione anticipata con penalizzazione: all’estero funziona

pensione anticipata

Da qualche settimana, nell’ambito della riforma pensioni, in Italia si è ripreso a parlare di pensione anticipata. Non sarebbe una novità, da noi c’è sempre stata, solo che per tanti anni gli italiani hanno abusato di questa forma di agevolazione, ritirandosi presto. Troppo presto in molti casi, visti i baby pensionati. Ora che però la crisi morde tutti devono stringere la cinghia, e dal 2011 andare in pensione anticipata è quasi impossibile. Da quando l’ex Ministro Fornero ha fatto entrare in vigore le sue norme (che stanno venendo bocciate solo oggi dalla Consulta una per volta), in pensione anticipata non ci è andato più nessuno. Oltre che avere tantissimi anni di contributi e di vecchiaia, secondo la Fornero chi ci andava doveva rinunciare ad una parte dell’assegno definitivo, fino addirittura al 35% per chi si ritirava a 61 anni.

Matteo Renzi in questi giorni sta tentando di mettere mano alla riforma pensioni, cambiando la norma sulla pensione anticipata con penalizzazione. Una riduzione ci dev’essere, ma inferiore. L’ipotesi più probabile, allo studio in questi giorni, è che la riduzione sia del 2% per ogni anno rispetto all’età di uscita dal mondo del lavoro (66 anni). Il che significa -2% se si va in pensione a 65 anni, -4% a 64 e così via. Ma come fanno gli altri Paesi? A quanto pare le cose funzionano più o meno così già da tempo.

La pensione anticipata con penalizzazione all’estero

Austria: vi si può andare a 62 anni per gli uomini e 57 per le donne, entrambi con almeno 40 anni di contributi. Qui la riduzione è del 4,8% all’anno (ad esclusione dei lavori cosiddetti usuranti che prevedono una riduzione dell’1,5%) per un massimo del 15%.

Belgio: dal prossimo anno sarà possibile andare in pensione anticipata a 62 anni con almeno 40 anni di contributi versati, ma l’assegno in questo caso viene calcolato in base agli anni lavorativi.

Francia: possibile andare in pensione anticipata a 60 anni con almeno 40 anni di contributi (la pensione normale si raggiunge già a 62 anni), la riduzione varia a seconda dell’età e del numero di contributi versati.

Germania: possibile andare in pensione normale a 65 anni, anticipata a 62, accettando una riduzione del 3,6% per ogni anno, mentre non si hanno penalizzazioni se sono stati versati almeno 45 anni di contributi. La novità tedesca prevede che l’assegno pensionistico aumenti del 6% per ogni anno di lavoro successivo ai 65 anni.

Grecia: non c’è un minimo d’età per accedere alla pensione anticipata, ma si riduce l’assegno di 1/200 per ogni mese precedente ai 67 anni per gli uomini e 65 per le donne.

Olanda: la riduzione qui è temporanea, non c’è un’età minima né una quantità di contributi minimi; quando si va in pensione anticipata si riceve un assegno ridotto fino al compimento dei 65 anni quando entra in vigore la pensione normale.

Polonia: qui la riforma della pensione anticipata non è ancora entrata in vigore, ma quando lo sarà prevederà la possibilità di ritirarsi a 65 anni per gli uomini e 62 per le donne, rinunciando a ben il 50% della pensione, indifferentemente che ci si ritiri 2 anni o 2 giorni prima.

Portogallo: la pensione anticipata è possibile solo per i disoccupati cronici che però hanno versato una certa quantità di contributi.

Spagna: a 61 anni con 31 anni di contributi (ma le soglie verranno aumentate di 2 anni in futuro) il lavoratore non può andare in pensione anticipata, ma può ottenere un trattamento misto, cioè andare in part-time continuando a percepire lo stesso stipendio, una specie di pensione a metà.

Fonte: il Sole 24 Ore
Foto: Freeimages

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