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Morire di crepacuore è possibile? Il legame tra cuore e depressione

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morire di crepacuore

Morire di crepacuore è possibile? Una domanda legittima che sarà venuta a molti osservando un coniuge morire a poche settimane dalla morte del partner, una persona finire in ospedale per problemi cardiaci dopo un forte spavento o ancora un amico depresso ammalarsi di malattie cardiache. La scienza ha cercato di rispondere a questa domanda, facendo luce sul legame tra depressione e salute del cuore e giungendo alla conclusione che morire di crepacuore è possibile.

A sintetizzare vent’anni di studi sull’argomento è stato il dottor Steven Roose, nel corso del suo intervento al meeting annuale dell’American Psychiatric Association svoltosi a Toronto, in Canada, il 16 maggio scorso. Secondo Roose c’è un forte legame tra la depressione e i disturbi cardiaci. Dai dati raccolti da 13 diversi studi, condotti complessivamente su oltre 40 mila persone, è infatti emerso che le persone depresse hanno dalle 4-4,5 volte probabilità in più di sviluppare malattie cardiache.

La depressione quadruplica il rischio di insorgenza di malattie coronariche. Anche forme lievi di depressione espongono il cuore a un maggiore pericolo, aumentando il rischio di malattie cardiache di 1,5-2 volte rispetto a quello dei pazienti non depressi. La depressione incide anche sulla ripresa dei pazienti dopo un infarto. Lo dimostra uno studio condotto dalla dottoressa Nancy Frasure-Smith nel 1995. Sei mesi dopo un infarto del miocardio, solo il 3% delle persone non depresse è morto, rispetto al 16,5% dei decessi registrati tra i depressi.

Morire di crepacuore è possibile a causa dell’aumento dell’infiammazione scatenato dalla depressione nell’organismo. Gli stati infiammatori sono infatti associati a un aumento del rischio di malattie cardiache. La depressione, inoltre, è stata associata anche a un aumento del rischio di coaguli nel sangue e a una probabilità più alta di sviluppare aritmia cardiaca. Ma il legame tra depressione e salute del cuore va oltre i fattori fisici. I soggetti depressi, infatti, sono meno propensi a seguire le raccomandazioni dei medici e spesso si lasciano andare, evitando di assumere le medicine prescritte dal dottore e di effettuare esercizio fisico con regolarità. Molti poi non seguono la dieta consigliata dal medico e trascurano la salute, saltando i controlli di routine periodici.

Gli esperti spiegano che curare la depressione può permettere di ottenere dei benefici immensi per la salute del cuore. Lo confermano i dati di uno studio SADHART sulla sertralina, somministrata ai pazienti depressi ricoverati per infarto miocardico o angina instabile. Lo studio, pubblicato nel 2002, ha rivelato che l’antidepressivo sertralina poteva essere somministrato senza rischi ai pazienti cardiopatici, riducendo l’esposizione dei soggetti depressi all’insufficienza cardiaca, al peggioramento dell’angina, all’ictus e all’infarto e diminuendo la mortalità.

Morire di crepacuore dopo una delusione amorosa o un trauma

Gli esperti sottolineano che non bisogna confondere gli effetti devastanti e a lungo termine della depressione sulla salute del cuore o l’infarto con la sindrome del cuore spezzato, nota anche come sindrome tako-tsubo o cardiomiopatia da stress. In questo caso, il dolore al petto è causato dal picco di ormoni dello stress in circolazione nell’organismo a seguito di un forte spavento o di un trauma e gli effetti sono immediati. La disfunzione del ventricolo sinistro normalmente è transitoria e causa difficoltà nel pompaggio del sangue, mentre tutte le altre funzioni del cuore e gli altri valori sono nella norma.

Morire di crepacuore: un evento raro ma possibile

Solo in rari casi un forte spavento, come la morte di un familiare o una brusca separazione, può essere fatale nell’immediato e portare a morire di crepacuore. Ciononostante, la sindrome del cuore infranto può anche causare danni al miocardio. Non bisogna dunque sottovalutare sintomi come la mancanza di respiro e il dolore al petto dopo un trauma psicofisico e sottoporsi a tutti i controlli del caso, ripetendo i controlli anche a distanza di qualche settimana dall’episodio, per scongiurare problemi cardiaci più gravi.

Disclaimer Fonti: Psychology Today; Heart.org
Foto: Photl

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