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Diritto all’oblio un anno dopo: i dati ufficiali di Google

diritto all'oblio

È passato un anno da quando un tribunale spagnolo ha preso una decisione storica per il mondo del web: è stato introdotto il diritto all’oblio. Ad essere precisi tale diritto non è una novità, esiste nel mondo del giornalismo da anni e riguarda la possibilità per una persona di richiedere la rimozione dei dati per non ledere la propria reputazione, nel caso qualche articolo possa offenderne la dignità. La novità per il web riguarda il fatto che la Spagna prima, e di conseguenza anche il resto d’Europa, ha deciso che se la testata si rifiuta di eliminare il contenuto, deve farlo Google dal motore di ricerca.

La legge sul diritto all’oblio

Non in tutti i casi però Google è tenuta a mettere in pratica il diritto all’oblio. Prima di tutto va precisato che si tratta di un obbligo che riguarda esclusivamente l’Unione Europea. Secondo punto importante da precisare è che un contenuto rimosso da Google non viene cancellato dal sito, ma viene solo de-indicizzato, cioè non può essere più rilevato da una ricerca online. Un cittadino europeo può richiedere la rimozione di uno o più link e poi sta ad una commissione legale del motore di ricerca decidere se soddisfare o meno la richiesta. La cancellazione può avvenire in caso di articolo diffamatorio (si riporta una vicenda non veritiera), per casi di omonimia o in casi simili nei quali la reputazione online di una persona viene compromessa ingiustamente. Ve tenuto conto anche se il soggetto in questione sia un personaggio pubblico oppure no. Anche i link considerati non più rilevanti possono essere eliminati. Ma la richiesta può anche essere respinta se mancano i requisiti sopra esposti. È il caso dell’Italia: ben il 72% delle richieste di cancellazione è infatti stata respinta.

I dati di Google sul diritto all’oblio

Un anno dopo l’entrata in vigore di questa legge internazionale sono state 254 mila le richieste di rimozione di link pervenute a Google. Oltre la metà, il 58,7% sono state accolte e sono stati perciò rimossi oltre 320 mila link. La legge insomma sta funzionando. Una parte consistente delle richieste è arrivata dall’Italia: oltre 20 mila infatti sono state le mozioni nel nostro Paese, ma quasi 3 su 4 sono state respinte. È andata meglio ai francesi, il popolo che più di tutti si è mobilitato per esercitare il proprio diritto all’oblio: su 50 mila richieste ne sono state rifiutate solo il 52%.

Il sito più “cattivo”, quello con il contenuto maggiormente diffamatorio, è facile immaginare quale sia: Facebook. Dei 320 mila link eliminati nel complesso, 6800 provenivano proprio dal social network più famoso del mondo. Per avere un confronto, sono state solo 2856 le rimozioni su Google+ e poco più di duemilacinquecento quelle su Twitter. I video di YouTube cancellati sono stati invece 4000. Se siete interessati a richiedere la cancellazione dei vostri dati da internet potete leggere la nostra guida.

Foto: Photl

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