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Debito pubblico italiano: nuovo record a marzo 2015

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Se l’Italia fosse trattata come tutti gli altri Paesi del mondo, sarebbe già fallita. Il debito pubblico italiano, si sa, è tra i più grandi al mondo, forse anche il più pesante, e non si vede la fine del tunnel. Secondo gli ultimi dati provenienti dalla Banca d’Italia, marzo scorso ha fatto registrare un nuovo record. Il debito pubblico italiano ammonta ad oggi a 2.184,5 miliardi di euro, un’enormità. E l’aspetto che più spaventa è che continua a crescere: +15 miliardi in un solo mese.

Il Governo ne è perfettamente consapevole e anzi, nel suo Def (Documento di Economia e Finanza) prevedeva già che il debito pubblico italiano sarebbe cresciuto ancora. Per registrare una riduzione infatti, secondo lo staff di Renzi bisognerà attendere come minimo il 2018. E per allora chissà a quanto ammonterà il nostro debito.

Un debito che “cresce bene”

Paradossalmente, dicono da Bankitalia, l’incremento di “soli” 15 miliardi da febbraio è positivo perché secondo le previsioni sarebbe potuto essere di più. Grazie alla ripresa del valore dell’euro e a dei complicati giochi con i titoli di Stato l’indebitamento previsto si è lievemente ridotto. Tutto ciò nonostante le tasse continuino ad aumentare. Rispetto a marzo 2014 infatti le entrate fiscali sono salite dello 0,6% che, in termini assoluti, si attestano in 27,7 miliardi di euro. Dove finiscono tutti questi soldi?

Per la maggior parte a creare debito è lo Stato. Dei 15,3 miliardi aggiuntisi nel mese di marzo infatti, quasi tutti, 14,2 miliardi, sono attribuibili allo Stato centrale, mentre le amministrazioni locali hanno speso poco più di un miliardo. E l’Italia intanto continua con il suo piano di privatizzazioni tentando di racimolare qualche spicciolo da mettere da parte per ridurre il debito. Ma a quanto pare continua a fallire ogni piano. L’esempio più lampante deriva dalle privatizzazioni previste dal ministro Padoan per il biennio 2014-2015: erano previsti introiti per 20 miliardi di euro, ne sono entrati solo la metà. Di questo passo l’Italia alla fine avrà svenduto il suo capitale, ma il debito sarà ancora lì.

Foto: Freeimages

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