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Italiani popolo di lavoratori…sfruttati

lavoratori italiani

Il problema dell’Italia è il lavoro: o non c’è o quando c’è è sottopagato. Lo certifica con una fotografia perfetta l’analisi JobPricing redatta da Il Sole 24 Ore sullo stato dei lavoratori italiani nei primi anni di carriera. Gli italiani, si sa, sono dei grandi lavoratori tanto che quando vanno all’estero fanno quasi sempre una carriera sfavillante. Il problema sorge quando restano in Italia. Qui vengono letteralmente sfruttati, almeno a guardare i numeri riportati dallo studio del giornale di Confindustria.

I dati allarmanti sono essenzialmente due: i giovani lavoratori, a parità di lavoro svolto, guadagnano molto meno dei loro colleghi europei e raggiungono il picco dello stipendio molto più tardi. In Europa un giovane che ha appena terminato l’università, al giorno d’oggi, comincia a farsi le ossa con uno stage. In Italia questi spesso non sono pagati, a volte permettono di percepire solo un rimborso spese, altre ancora invece vengono pagati ma lo stipendio resta fisso per tutta la durata dello stage ed è piuttosto basso. E una volta che il periodo di prova termina, viene quasi sempre rinnovato (e rinnovato ancora per tante altre volte) sempre alle stesse condizioni. Nella maggior parte degli altri Paesi europei non funziona così. Gli stage sono sempre pagati e prevedono uno stipendio che varia in base alle capacità di ognuno. Un “novello” lavoratore percepirà uno stipendio in media con quelli italiani, ma nei mesi successivi, quando avrà imparato a fare il lavoro, il suo stipendio aumenterà fin quasi a toccare la soglia di quello di un lavoratore assunto.

Cosa accade ai lavoratori dopo l’assunzione

Anche una volta superata la fase di stage, per l’italiano sono dolori. Fino ai 35 anni infatti, nel periodo migliore quando c’è l’entusiasmo e l’energia per dare il massimo all’azienda, gli italiani risultano tra i lavoratori meno pagati d’Europa. Nel nostro Paese infatti la retribuzione media annua è di 23.586 euro lordi per un Under 35. Detta in altre parole, un operaio percepisce poco più di mille euro netti al mese, un impiegato ne prende tra i 1165 e i 1312 netti. Senza contare che quasi la metà di questo stipendio, il 42,4%, finisce in tasse.

Ma come va negli altri Paesi? In Svizzera lo stesso impiegato con la stessa età e la stessa esperienza lavorativa del giovane italiano percepisce uno stipendio più che doppio: 48.100 euro annui contro i nostri 23 mila. Certo, la Svizzera è un Paese particolare nel quale ci sono prezzi alti e tasse basse, ma come andrà negli altri Stati dell’Unione Europea? Tra le prime 15 economie dell’area euro, l’Italia si piazza al decimo posto per stipendi. Percepiscono infatti una volta e mezza i nostri stipendi, cioè intorno ai 35 mila euro annui, i lavoratori svedesi e belgi, intorno ai 30 mila i danesi e gli olandesi, e più di noi anche anche gli austriaci, i britannici, i tedeschi e i francesi. Meno degli italiani vengono pagati solo gli spagnoli (che però pareggiano il potere d’acquisto grazie a tasse più basse), e poi greci, portoghesi, cechi, polacchi e ungheresi. In compenso però l’Italia ha la sesta pressione fiscale d’Europa, in questo campo siamo sempre tra i primi.

Fino ai 35 anni dunque la vita di un lavoratore è un’Odissea, ma poi una volta acquisita la conoscenza, dovrebbe migliorare. E invece no. Dopo essersi spremuti, e aiutati anche da stipendi dignitosi, all’estero i lavoratori raggiungono il picco dello stipendio, quello più elevato possibile nella carriera, intorno ai 40 anni. In Italia invece il picco si raggiunge solo a 55 anni. Ancora una volta anche questo dato dimostra come siano gli anziani a dirigere i giochi in Italia, un Paese che non fa per i giovani.

Fonte: il Sole 24 Ore
Foto: Photl

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