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Scioglimento ghiacciai 2015: bene l’Austria, male il Canada

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scioglimento ghiacciai

Notizie in chiaroscuro per questo 2015 in tema di scioglimento ghiacciai. Ora che l’inverno è terminato da qualche settimana è possibile effettuare i primi calcoli sullo stato di salute delle nostre riserve di ghiaccio mondiali, e i risultati sono piuttosto altalenanti. La buona notizia è che, rispetto agli altri anni, non c’è stata una perdita generalizzata, la cattiva è che comunque in totale la quantità di ghiacciai mondiali è andata ancor di più assottigliandosi.

Scioglimento ghiacciai rallentato in Austria

Buone nuove arrivano dall’Austria dove, dopo tanti anni di perdita dei ghiacciai, quest’anno c’è stato un forte rallentamento. Merito delle piogge abbondanti che hanno fermato lo scioglimento e sono andate a rimpolpare la quantità d’acqua presente nei ghiacciai stessi. La superficie persa infatti è molto minore rispetto agli altri anni, quasi irrilevante, e questa è un’ottima notizia per un Paese che basa molta della sua economia sui ghiacciai, ma che vedeva l’86% di essi in fase di scioglimento. In tutta la nazione infatti appena il 9% si può considerare stazionario, mentre il 5% rimanente è in fase di crescita. Certo, il problema non è risolto completamente, ma per un anno le cose sono andate bene.

Ghiacciai a rischio in Canada

L’altro lato della medaglia però si manifesta dal lato opposto del pianeta. Dal Canada arrivano infatti cattive notizie. Secondo uno studio pubblicato su Nature Geoscience ed effettuato dall’università della British Columbia su 17 mila ghiacciai canadesi, il 70% di essi potrebbe scomparire entro la fine del secolo. E sarebbe una tragedia perché molto dell’ecosistema canadese si basa sui ghiacciai, ed essi sono anche una delle fonti energetiche più importanti del Paese che viene fortemente alimentato dall’energia idroelettrica. La situazione più critica è quella delle famose Montagne Rocciose che rischiano di perdere ben il 90% dei propri ghiacciai, più lento invece sarà il tasso di scioglimento nelle zone costiere.

Secondo il docente Garry Clarke che ha condotto lo studio, le montagne Occidentali del Canada rischiano di diventare come quelle della California, completamente secche e senza più un metro di ghiaccio. La causa principale, concludono i ricercatori, è senza dubbio da addebitare all’incremento della CO2 nell’atmosfera legata all’utilizzo dei combustibili fossili.

La situazione mondiale

Complessivamente le rilevazioni mondiali non sono positive. L’anno scorso è stato registrato un effetto yo-yo, ovvero all’inizio si è persa una gran quantità di superficie ghiacciata, ma è stata poi recuperata, quest’anno invece la perdita è stata lieve ma più regolare. Nel solo Polo Nord si sono persi 14,4 kmq di superficie ghiacciata, e l’Alaska è il Paese che ne sta risentendo di più a causa delle temperature più elevate che ha fatto registrare quest’anno rispetto alla media stagionale.

Foto: Freeimages

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