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Dichiarazioni dei redditi: dipendenti più ricchi di imprenditori

dichiarazioni dei redditi

Stando alle dichiarazioni dei redditi dell’anno scorso pare proprio che in Italia sia più conveniente lavorare come dipendente che come imprenditore. È quanto si intuisce dai dati forniti dal Ministero del Tesoro a proposito delle dichiarazioni dei redditi 2014 su quanto percepito nel 2013, e come sempre i conti non tornano. Stando ai modelli Unico, 730 e tutti gli altri, i più ricchi sembrano essere i lavoratori autonomi, il famoso popolo delle Partite Iva che sono spesso le più tassate e tartassate, che mediamente hanno dichiarato ben 35.660 euro nell’anno 2014. Va però detto che per una buona metà non supera i 15 mila euro annui, e la media è tenuta su da tutti quei professionisti top (medici, notai, ecc.) che fatturano centinaia di migliaia di euro annui.

Al secondo posto nella classifica dei “più ricchi” se così si possono definire, ci sono i dipendenti che mediamente dichiarano poco più di ventimila euro annui, seguiti dagli imprenditori (17.650 euro) e dai pensionati (16.280). Sicuramente ora si scateneranno i soliti dibattiti. Se i redditi di dipendenti e pensionati si possono considerare corretti perché queste categorie non possono evadere, mentre quelli degli autonomi sembrano verosimili, viene da chiedersi che fine abbiano fatto tutti quegli imprenditori che, da Berlusconi in giù, dichiarano guadagni milionari. Se la media è così bassa, vuol dire che per ogni Della Valle, per ogni Montezemolo e per ogni Ferrero che dichiarano decine di milioni ci sono centinaia, forse migliaia, di imprenditori che dichiarano zero euro o poco più. Sicuramente la crisi li avrà azzoppati, ma qualche sospetto comunque è lecito.

I contribuenti calano e le tasse aumentano

Complessivamente il calo dei contribuenti è preoccupante. Risulta infatti che il numero di persone che pagano le tasse in Italia sia sceso dell’1% (se ne sono persi 425 mila in un anno), ma nonostante questo l’aumento delle entrate è stato dello 0,6%, il che significa che meno gente paga più tasse di prima. Per la maggior parte i contribuenti “spariti” sono stati dipendenti, il 78,5% del totale rimasto ormai disoccupato. Il reddito medio più alto risulta essere prodotto dalla Lombardia (23.680 euro), il più basso invece è in Calabria (14.390). Ma il dato più preoccupante è forse questo: 10 milioni di italiani risultano avere reddito zero, ovvero un italiano su 6 non guadagna nemmeno un euro. Un numero che comprende sicuramente casalinghe e disoccupati, ma probabilmente anche una quantità enorme di lavoro nero che non viene scansionato dal Fisco.

E intanto le tasse aumentano, anche a causa loro. Nonostante il Governo Renzi continui a ribadire di avere ridotto le tasse, l’Istat fa sapere oggi che nel 2014 la pressione fiscale è aumentata di un ulteriore 0,1% arrivando alla mostruosa quota del 43,5%, ma quel che preoccupa di più è stato il picco registrato nel quarto trimestre, il 50,3% di pressione fiscale, ormai la metà dei giorni si lavora per lo Stato. Il Ministero dell’Economia afferma che la pressione fiscale percepita dagli italiani è di “solo” il 43,1% grazie all’introduzione degli 80 euro in busta paga, ma probabilmente il MEF si dimentica che non tutti gli italiani quegli 80 euro li hanno visti.

La crisi non è ancora finita

E così il potere d’acquisto rimane latitante. Secondo meri dati statistici infatti, il reddito lordo annuo delle famiglie italiane sarebbe cresciuto dello 0,2%, ma contemporaneamente la stessa percentuale si è registrata per l’inflazione, azzerando così la crescita del potere d’acquisto che bassa era a causa della crisi, e bassa è rimasta oggi che i nostri politici affermano che sia quasi finita. Contemporaneamente anche le imprese continuano a vedere nero. Lo scorso anno ha infatti fatto registrare un calo dei profitti di un ulteriore 0,8% raggiungendo quota 40,6% che è il minimo storico fatto registrare nel 1999. Viene da chiedersi quando toccheremo il fondo e spingeremo per risalire.

Foto: Freeimages

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