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L’età per andare in pensione sale ancora: i nuovi parametri

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Andare in pensione già oggi è complicato, ma nei prossimi anni lo diventerà ancora di più. Una vecchia legge voluto dal Governo Monti nel 2013 entrerà ufficialmente in vigore dal 2016. Questa legge prevede lo spostamento in avanti dell’età per andare in pensione di 4 mesi ogni tre anni. Ciò significa che se oggi per ritirarsi dal mondo del lavoro, a patto di avere versato un minimo di 20 anni di contributi, lo si può fare a 65 anni e 3 mesi per le donne dipendenti e 65 anni e 10 mesi per le autonome, o 66 anni e 4 mesi per gli uomini, dal 2016 tali soglie verranno spostate in avanti per le donne rispettivamente a 65 anni e 7 mesi e 66 anni a 1 mese; e a 66 anni e 7 mesi per gli uomini.

Un avanzamento inesorabile dell’età per andare in pensione

Ma se le soglie si fermassero qui, non ci sarebbero problemi. I problemi scattano per chi ancora è lontano da queste soglie. A partire dal 2019 infatti ci saranno nuovi incrementi di altri 4 mesi, avvicinando l’età di uscita dal mondo del lavoro a 67 anni. Di questo passo nell’arco di un paio di decenni l’età lavorativa si allungherà fino ai 70 anni, un’età in cui le baby-pensioni degli anni ’90, quelle a 50 anni e anche prima, sono un lontano miraggio. A tutto ciò si aggiunge l’aumento anche degli anni di contribuzione che salgono a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 e 10 mesi per le donne.

Il motivo per cui si è deciso di aumentare l’età lavorativa è che è aumentata l’aspettativa di vita. Sempre più persone raggiungono i 100 anni, e oggi superare gli 80 o i 90 anni è considerato normale. In questo sistema l’Inps non riesce più a garantire la pensione a tutti, e così mira a far andare in pensione i lavoratori sempre più tardi. Il vero problema in realtà è un altro: uscendo sempre più tardi dal mondo del lavoro, molti posti che verrebbero affidati ai giovani, che pagherebbero i contributi per i neo-pensionati, non si libererebbero. In questo modo il sistema si trasforma in un cane che si morde la coda: lo Stato sarà costretto a far andare in pensione i lavoratori sempre più tardi, e i giovani faranno sempre più fatica a trovare lavoro perché i posti ci sarebbero pure, ma sarebbero occupati da lavoratori anziani e sempre più stanchi che non vedono l’ora di potersi ritirare.

Le proposte in tema pensione del Governo

Per questo motivo il presidente dell’Inps Boeri ha promesso per giugno una riforma delle pensioni che possa limitare questo fenomeno. Sempre restando fermo l’avanzamento dell’età pensionabile di 4 mesi ogni tre anni, il Governo sta studiando diverse strategie per risolvere la questione come il prestito Inps per chi vuole andare in pensione anticipata, il quale consiste nel ritirarsi con una pensione inferiore in quanto è come se si ricevesse un prestito dall’Inps da restituire con la pensione stessa; altre proposte sono la quota 100 (somma dell’età lavorativa e quella anagrafica), ma altre ancora sono allo studio.

Rimane ancora possibile accedere alla pensione anticipata, ma anche qui aumentano le soglie. Dal 2016 i dipendenti, sia pubblici che privati, potranno andarci a 61 anni e 7 mesi a patto che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi e aver maturato quota 97,6 (per esempio 61 anni e 7 mesi d’età e 35 anni e 9 mesi di contributi); per gli autonomi invece la soglia sale a 62 anni e 7 mesi e quota 98,6.

Foto: Freeimages

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