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Jobs Act, i decreti attuativi: come cambia il mondo del lavoro

riforma del lavoro

Come promesso, oggi 20 febbraio, arrivano i decreti attuativi per il Jobs Act del Governo Renzi. Con questi provvedimenti si fa in modo che quello che era scritto sulla carta diventi effettivo, ed entri in vigore dal 1° marzo prossimo. Non tutto quello che era indicato nel Jobs Act presentato qualche mese fa entrerà subito in vigore, alcune norme avranno bisogno di ulteriori decreti che arriveranno nelle prossime settimane, altri aspetti invece saranno rimandati all’anno prossimo. Vediamo però come cambierà il mondo del lavoro a partire dal prossimo marzo.

Contratti a tempo indeterminato

La modifica più importante avverrà sul cosiddetto contratto a tempo indeterminato, ovvero il contratto di lavoro “normale” fino ad una decina di anni fa che disciplina il rapporto di lavoro dipendente. Dal primo marzo nessuno più verrà assunto direttamente con la vecchia metodologia, ma dovrà prima passare da un periodo di prova di 3 anni: il famoso contratto a tutele crescenti. In questi 3 anni l’azienda godrà di alcuni sgravi fiscali e potrà in qualsiasi momento licenziare il dipendente. Passato questo periodo di tempo però il lavoratore entra in azienda con il “posto fisso”, gli verrà applicato l’articolo 18 modificato e la tassazione sul suo stipendio sarà quella tradizionale.

Cambia però anche la disciplina del tempo indeterminato. A differenza di prima, il lavoratore può essere spostato di mansione più facilmente, e viene abolito il divieto di demansionamento, cioè mentre prima un dipendente non poteva essere assegnato ad un compito di grado inferiore a quello che faceva già, adesso potrà farlo. È importante sottolineare però che, anche in caso di “downgrade” lavorativo, lo stipendio non può ridursi, e inoltre gli scatti verso il basso non possono scendere sotto un certo livello di inquadramento. Cambia anche l’articolo 18, ovvero la possibilità di essere licenziati. Rispetto alla disciplina precedente, adesso il reintegro per licenziamento senza giusta causa è previsto solo in caso di licenziamento discriminatorio oppure nullo (per esempio se si contesta qualcosa che poi si rivela falsa). In tutti gli altri casi (inefficienza, motivi economici, ecc.), il licenziamento rimane, ma prevede un rimborso di un certo numero di mensilità fino ad un massimo di 24, in proporzione al numero di anni in cui si è stati nell’azienda.

Infine il dipendente che viene licenziato potrà usufruire della Naspi, un sussidio di disoccupazione, anch’esso della durata massima di 24 mesi (ma dal 2017 diventeranno 18) che dà al lavoratore la possibilità di trovare un altro impiego. Durante il periodo della Naspi verranno fatte fino a 3 offerte di lavoro, se si rifiuteranno tutte e tre si perderà il diritto al sussidio.

Le altre tipologie di contratto

Stretta sulle partite Iva false, già iniziata a gennaio. Aumenteranno i controlli nelle aziende e si studieranno le posizioni dei dipendenti con Partita Iva. Se si scopre che su tre requisiti (andare fisicamente al lavoro in sede, avere più dell’80% delle proprie entrate provenienti da quell’azienda e la durata della collaborazione è superiore agli 8 mesi nell’arco di un anno) almeno 2 vengono soddisfatti, scatterà automaticamente l’assunzione a tempo indeterminato.

Viene ridefinito il concetto di lavoratore subordinato che ora diventa quel lavoro che è regolare, secondo orari predefiniti dal committente e che prevede una gerarchia aziendale; per le partite Iva vere viene previsto un sussidio per la malattia e la maternità; unificati i livelli 1° e 3° dell’apprendistato; cancellati associazione in partecipazione, jobs sharing e staff leasing casuali. Infine, per riordinare la giungla dei contratti di lavoro, si è deciso che a partire dal 1° gennaio 2016 verranno aboliti tutti quei contratti a progetto che hanno le stesse caratteristiche del contratto a tutele crescenti: se un’azienda volesse assumere personale con quelle metodologie, dovrà farlo con il metodo-Renzi.

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