Partite Iva: la riforma del regime dei minimi rinviata di un anno

di Onofrio Marco Mancini
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modifiche regime dei minimi partita iva

Il Governo Renzi fa il tanto auspicato passo indietro sul disastro delle partite Iva con regime dei minimi. Un passo indietro temporaneo però, mentre il popolo dei freelance sperava fosse definitivo. Ma è sempre meglio di niente. Lo stesso Renzi, che ha sempre difeso le scelte del suo Governo, aveva ammesso di aver sbagliato nella legge che riformava il regime dei minimi, e così adesso cerca di metterci una pezza. Nel decreto Milleproroghe infatti il Governo ha licenziato un testo, che verrà votato dal Parlamento nei primi giorni di marzo, nel quale di fatto ci si “rimangia” la maggior parte delle modifiche. Andiamo ad analizzarlo.

Contributi Inps: fino al 2014 erano al 27%, quest’anno erano stati portati al 30,72% con l’intenzione di portarli al 2018 alla quota mostruosa del 33%. Per adesso invece il compromesso è portarli al 27,72% (è stata aggiunta la quota maternità), ma nel 2016 salirà di un punto percentuale e nel 2017 di un ulteriore punto.

Aliquota contributiva: fino al 2014 Irpef, Iva e tutte le altre tasse erano racchiuse in un’unica aliquota del 5%. Lo scandalo della riforma era che, di punto in bianco, tale aliquota veniva triplicata, portandola al 15%. Il Governo ha deciso che per quest’anno tutto rimane invariato, la tassa resta al 5%, poi l’anno prossimo si vedrà. I mancati introiti verranno coperti dal Fondo per interventi strutturali di politica economica.

Fatturato massimo: fino al 2014 il fatturato massimo consentito per restare all’interno del regime dei minimi era 30 mila euro annui, mentre nel 2015 per tutti i contribuenti ad esclusione dei commercianti e degli artigiani, scendeva a 15 mila. Anche in questo caso si è deciso di lasciarlo a 30 mila euro, con il problema rimandato all’anno prossimo.

Agevolazione contributiva: introdotta un’agevolazione esclusivamente per artigiani e imprese iscritte all’Inps che prevede di non versare i contributi minimi fissati sulla soglia di 15.548 euro, ma solo la prima rata. Lo scotto verrà pagato poi sul calcolo della pensione perché risulterà che si sono versati meno contributi.

Regime forfettario: il nuovo regime dei minimi 2015 prevede che l’aliquota fiscale venga applicata su un regime forfettario del 78%, cioè lo Stato dà per scontato che per la propria attività il freelance possa scaricare appena il 12% delle spese, mentre prima non c’era questa limitazione. Il regime forfettario al 78% non è stato toccato e dunque chi aprirà la partita iva con regime dei minimi nel 2015 dovrà pagare il 5% sul 78% del fatturato.

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