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Partite Iva: le ipotesi di cambiamento per il regime dei minimi

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È stato il più grande autogol del Governo Renzi. La modifica del regime dei minimi, un regime agevolato per chi apre la partita Iva pur guadagnando cifre basse, si è resa necessaria dopo le tante proteste delle associazioni di categoria che hanno lamentato un incremento spropositato delle tasse su una fascia di lavoratori, quelli autonomi, che guadagna meno di tutti e non ha alcun tipo di tutela. Le proteste sono state talmente vibranti che lo stesso Matteo Renzi, che ha sempre difeso tutte le scelte prese dal suo Governo, anche quelle più impopolari, ha ammesso che è stato un errore e che proprio questo sarà il primo intervento del 2015. Ma cosa comporterà?

Al momento si possono fare solo delle ipotesi, anche perché una risposta non l’avremo prima del 20 febbraio prossimo quando, in occasione della riunione di Governo, verranno presentati i decreti attuativi del Jobs Act, o parte di essi, tra i quali compariranno anche le prime modifiche alla riforma del regime dei minimi. Analizziamo ora le prime ipotesi che circolano.

Rimane tutto congelato?

Il più grande scandalo della riforma prevedeva per i contribuenti minimi un’aliquota fiscale tripla, dal 5% che si pagava fino al 2014 al 15%. Le proposte in campo sono due: una è di riportare l’aliquota al 5%, almeno per il 2015, così da avere il tempo per cercare nuove risorse o nuove strategie da adottare poi nel 2016; l’altra proposta è di trovare un compromesso: aliquota al 10%, ma per farlo c’è bisogno di trovare le risorse per coprire il 5% mancante. Non si parla comunque di cifre astronomiche trattandosi di contribuenti che già pagavano poco.

Il secondo scandalo riguardava la soglia di accesso. Mentre fino al 2014 il fatturato massimo consentito per rientrare nel regime dei minimi era di 30 mila euro per tutti, adesso è stato portato a 40 mila solo per artigiani e commercianti, mentre per tutti gli altri, la maggior parte dei professionisti freelance, scendeva ad appena 15 mila euro. Una cifra ridicola, poco più di mille euro al mese. L’intenzione è di riportare il limite a 30 mila euro o per tutti o almeno per chi se l’è visto abbassare a 15 mila. Se proprio però il Governo volesse mantenere una soglia più bassa, questa potrebbe essere trovata poco al di sotto dei 30 mila, ma più distante dai 15 mila.

Altra decisione incomprensibile è stata l’incremento dell’aliquota Inps che già era alta prima. Fino al 2014 i contribuenti minimi non iscritti alle casse professionali pagavano il 27%, quest’anno l’aliquota è salita al 30,72% e si parlava di innalzarla ancora fino al 33%. Sembra ormai certo che il Governo voglia congelare l’aliquota al 27% per quest’anno e poi rimandare il problema all’anno prossimo. L’ultimo provvedimento potrà essere far valere il regime dei minimi per chi ha la partita Iva ed è dipendente o pensionato, ma solo se gli incassi come professionista abbiano superato quelli da dipendente o pensionato, altrimenti vale l’altro tipo di regime fiscale. Resta invece fuori dalla discussione, per ora, la questione delle spese forfettarie applicate ai professionisti.

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